OK, questo non è il luogo per un certo tipo di sfoghi, questo non è il luogo nemmeno per un certo tipo di confessioni ma, ed è ciò che mi preme di più, questo è il luogo per scrivere quel che mi pare. E così farò.
Il punto, sinteticamente, è questo: quando ti lasci alle spalle il tuo mondo ti trovi per forza di cose a costruirtene uno nuovo. Occorre lavorare su una nuova rete di relazioni, occorre elaborare un nuovo stile di vita, occorre ideare un modo non autodistruttivo di condurre la propria vita.
Ora, tutto questo può essere fatto in molteplici modi.
Ho visto gente qui perdere il controllo di sè, e dire che non è mica il Vietnam.
Diciamo che occorre avere buon senso, che è esattamente ciò che serve in qualsiasi occasione in cui si progetta di creare qualcosa dal nulla.
Non è per mitizzare il concetto di erasmus, non è certo questo il punto, ma bisogna essere sinceri nel dire che, per qualsiasi ragione si sia all'estero, ci si trova obbligati a partire da zero.
Perciò, cacciavite e martello, mi preparo a smantellare la mia creatura.
Voglio capire come ho vissuto questi due mesi e voglio capire perchè cazzo in questo momento sto perdendo...sto perdendo qualcosa, non so cosa, ma ora è diverso da prima, quindi qualcosa devo averlo perso di sicuro.
Settembre: il mese delle sfide che sembrano insormontabili ma che si rivelano delle sciocchezze tanto era l'entusiasmo con cui affrontavo la vita.
L'aspetto sociale è quello che mi preme maggiormente: iniziavo a conoscere gente e, con molta calma, a scegliermi inconsapevolmente la mia "compagnia".
Il fatto base, che ho sempre adorato, è che nonstante la cerchia di amici più vicini, non contavano loro, contavo io. Cosa voglio fare io? Voglio stare con loro o cambiare gruppo? Voglio passare la serata così o ho altri piani?
IO, IO, IO.
E non ho mai provato tanta libertà in vita.
Primo, potevo fare ciò che desideravo.
Secondo, potevo fare tutto consapevole che nessuno se la sarebbe legata al dito.
Terzo, potevo fare tutto senza sentirmi in colpa per l'abbandonare qualcuno ad un diverso destino.
Ottobre: il cerchio di amicizie si fortifica, il mese passa in un baleno e molte cose cambiano. Chiaramente ho la stessa libertà di prima, nessuno che mi ferma dal fare ciò che voglio, nessuno che se la lega al dito per niente, nessuno a cui frega qualcosa di ciò che faccio.
Ottobre è finito e l'amara conclusione è la seguente.
Non importa quanta libertà gli altri possano darmi, sarò sempre in grado di costruirmi da sola le mie catene.
The end. That's it. Ovvero: sono una pirla.
Possibile che riesca a pormi dei limiti da sola? Possibile che sia io stessa la fautrice di tutti i miei casini emotivi?
Ora, anche in questo caso ho elaborato la mia personale spiegazione di ciò che mi sta succendendo.
Siamo persone, abbiamo sentimenti, abbiamo voglie e abbiamo obiettivi.
Siamo persone, abbiamo paure, abbiamo regole e abbiamo ostacoli.
Sentimenti, voglie, obiettivi, paure, regole e ostacoli devono trovare la giusta combinazione dato che dobbiamo vivere in armonia.
Quello che è successo a me nell'ultima settimana è uno scombussolamento di questa armonia. Credo che "sentimento" e "paure" siano impennati, col conseguente decremento dei livelli di "obiettivi" e "regole".
Ok, la smetto di tormentarmi il cervello, torno sulla terra e adotto un linguaggio pagano: mi sono presa una cotta.
Qual adolescenziale sentimento! Qual ridicolo esodo di consapevolezza!
Sono tornata a quasi 10 anni fa, il primo batticuore, le prime insicurezze. Sentirsi costantemente in una tensione quasi estatica, a volte febbricitante di felicità, a volte teneramente deprimente.
Perdere di sovente il filo dei propri pensieri razionali per abbandonarsi a fantasie che neanche Kiss Me Licia.
Come mi sento?
Patetica, felice di essere patetica e pateticamente consapevole di essere patetica ma testardamente convinta che essere patetica sia solo un'etichetta affibbiata da qualcuno che, secondo la mia modesta opinione, ha una folle paura dei sentimenti.
In conclusione.
Non so cosa pensare, a volte sto malissimo, il mio stomaco si beccherà qualcosa di brutto se non la smette di contrarsi continuamente, faccio viaggi mentali interminabili, mi pongo le domande più ridicole (volete ridere? Ecco un esempio di domanda ridicola: "Quando ci salutiamo, mi abbraccia a lungo come con gli altri?"), ascolto musica da bimbeminkia (questa direi è decisamente la cosa peggiore), mi rovino le serate perdendo tempo a fissare una porta dalla quale spero possa entrare, mi detesto e mi adoro per come perdo il controllo della mia caratteristica e pseudoinossidabile razionalità.
La lista potrebbe continuare a lungo, potrei aggiungere ad esempio che sento il bisogno incontrastabile di una amica con la quale confidarmi, e ne avrei una, ma sento come se tra noi ci fosse un oceano di distanza, perciò devo tenermi tutto sto bordello di cose dentro (e scrivere su un blog pubblico è un bel modo per tenersi le cose dentro,no?!)
Ovunque tutto questo porti, sono felice di aver scoperto di poter tornare adolescente con così tanta sofferenza.
martedì 1 novembre 2011
lunedì 24 ottobre 2011
Curiosità n°7
In Lituania le sigarette costano meno, gli accendini costano meno, vendono addirittura i fiammiferi (che costano meno) ma è praticamente impossibile trovare tabacco non aromatizzato.
Ma se vi piacciono i gusti mango, ciliega et similia siete a cavallo.
Ma se vi piacciono i gusti mango, ciliega et similia siete a cavallo.
Curiosità n°6
In Lituania non esistono i biscotti da tocciare nel latte.
mercoledì 19 ottobre 2011
Non ho fantasia per un titolo decente
Nelle ultime due settimane ho vissuto Vilnius in maniera nuova: l'arrivo di un caro amico e della mia famiglia (in tempi diversi ma ravvicinati) mi ha fatto cambiare prospettiva.
Per sei giorni, il tempo in cui il mio amico V. è stato qui, sono stata la guida per la Vilnius da bere. Abbiamo visitato locali, mangiato piatti tipici (tra cui un pesce che sembrava un fossile dell'Eocene), ballato in club kitchissimi e in pub strapieni, bevuto ettolitri di birra e fatto tante tante risate.
Poi, con l'arrivo della Family, il TRAUMA: dove diavolo li porto????
Mica possiamo andare a sbronzarci allegramente o a ballare al Fluxus!
Ah, maledetta vita universitaria che mi fai apprezzare solo luoghi di perdizione!
Ah, dannata birra che sei ovunque e non ti posso certo tracannare con i miei!
Sciagura su di voi per avermi traviato da una normale, routinaria, pallosissima vita a Bologna!
Mmm, mumble muble, pensa che ti ripensa l'inaspettata svolta: ai miei non gliene frega una mazza di musei e menate varie!
Come dire: Vilnius sa corrompere anche persone per bene di 50 anni.
Perciò via a bere (poco, lo ammetto) e mangiare nelle osterie, a camminare come matti su e giù per la città!
Sono state due settimane bizzarre, in cui sono stata spettatrice di un piacevole mix di luoghi e persone.
E, inaspettatamente, non ho sofferto di malinconia dopo la loro partenza.
Certo, fa strano accompagnare all'aereoporto i propri genitori e la sorellina e non partire con loro.
Fa strano dire a un grande amico: "Ci vediamo tra 4 mesi".
Ma anche questo è parte dell'Erasmus, è una delle sfide che noi studenti all'estero affrontiamo ogni giorno.
Avete idea di cosa voglia dire stare lontani da casa per 6 mesi in un posto strafigo con gente carica a bere della birra e a far festa dalla mattina alla sera???
No, è una gag.
Abbiamo le nostre piccole sfide quotidiane, come affrontare momenti di spaventosa solitudine nonostante si sia circondati da persone, come doversi occupare in totale autonomia di ogni aspetto burocratico (e ce ne sono molti: dall'università, al dormitorio, alle banche...), come sopravvivere in camere o appartamenti senza riscaldamento, come dover parlare sempre e solo in inglese (questa sembra essere una sfida insormontabile per gli spagnoli specialmente), in generale, come imparare a prendersi cura di sè stessi nel migliore dei modi.
L'arrivo di persone a cui voglio bene è stato un modo per ricaricare le pile e per mostrare con orgoglio il posto in cui sono felice.
Auguro ad ogni studente Erasmus di avere la fortuna di essere raggiunto dagli amici e dalla famiglia, di sentirsi "a casa" con gente "da casa" ma in un contesto nuovo come una capitale estera.
Sekmes!
Per sei giorni, il tempo in cui il mio amico V. è stato qui, sono stata la guida per la Vilnius da bere. Abbiamo visitato locali, mangiato piatti tipici (tra cui un pesce che sembrava un fossile dell'Eocene), ballato in club kitchissimi e in pub strapieni, bevuto ettolitri di birra e fatto tante tante risate.
Poi, con l'arrivo della Family, il TRAUMA: dove diavolo li porto????
Mica possiamo andare a sbronzarci allegramente o a ballare al Fluxus!
Ah, maledetta vita universitaria che mi fai apprezzare solo luoghi di perdizione!
Ah, dannata birra che sei ovunque e non ti posso certo tracannare con i miei!
Sciagura su di voi per avermi traviato da una normale, routinaria, pallosissima vita a Bologna!
Mmm, mumble muble, pensa che ti ripensa l'inaspettata svolta: ai miei non gliene frega una mazza di musei e menate varie!
Come dire: Vilnius sa corrompere anche persone per bene di 50 anni.
Perciò via a bere (poco, lo ammetto) e mangiare nelle osterie, a camminare come matti su e giù per la città!
Sono state due settimane bizzarre, in cui sono stata spettatrice di un piacevole mix di luoghi e persone.
E, inaspettatamente, non ho sofferto di malinconia dopo la loro partenza.
Certo, fa strano accompagnare all'aereoporto i propri genitori e la sorellina e non partire con loro.
Fa strano dire a un grande amico: "Ci vediamo tra 4 mesi".
Ma anche questo è parte dell'Erasmus, è una delle sfide che noi studenti all'estero affrontiamo ogni giorno.
Avete idea di cosa voglia dire stare lontani da casa per 6 mesi in un posto strafigo con gente carica a bere della birra e a far festa dalla mattina alla sera???
No, è una gag.
Abbiamo le nostre piccole sfide quotidiane, come affrontare momenti di spaventosa solitudine nonostante si sia circondati da persone, come doversi occupare in totale autonomia di ogni aspetto burocratico (e ce ne sono molti: dall'università, al dormitorio, alle banche...), come sopravvivere in camere o appartamenti senza riscaldamento, come dover parlare sempre e solo in inglese (questa sembra essere una sfida insormontabile per gli spagnoli specialmente), in generale, come imparare a prendersi cura di sè stessi nel migliore dei modi.
L'arrivo di persone a cui voglio bene è stato un modo per ricaricare le pile e per mostrare con orgoglio il posto in cui sono felice.
Auguro ad ogni studente Erasmus di avere la fortuna di essere raggiunto dagli amici e dalla famiglia, di sentirsi "a casa" con gente "da casa" ma in un contesto nuovo come una capitale estera.
Sekmes!
domenica 9 ottobre 2011
Soul Box
Address: Vilniaus g. 33 / Palangos g. 4
Questo locale funge da ristorante e lounge bar di giorno e da discoteca la sera.
E' impossibile da classificare, "eterogeneo" è il termine che più gli si addice: è frequentato da esponenti di ogni cavolo di cultura giovanile che si possa trovare a Vilnius (dal freakettone, il rastaman, la fighetta con la minigonna, il figlio di papà, l'erasmus che fa il tonico, il 30enne che si sente un ragazzino...) e offre serate sempre diverse.
Per fare un esempio: questa settimana ha proposto una jam funky il mercoledì, techno minimal il venerdì e hip-hop il sabato.
Grande pregio: a volte l'ingresso è gratuito.
Non è un locale enorme ma gli spazi sono ben distribuiti, il risultato è che chi vuole ballare è libero di farlo senza rompere le scatole a chi vuole bere e chiacchierare.
La pista ha una caratteristica forma a mezzaluna, con pouf per sedersi lungo il muro e lo spazio centrale per ballare. La stessa area funge da salotto quando non vi sono dj, munita ovviamente del necessario per accomodarsi e sorseggiare birra degnamente.
Il bar è scenografico ma non è tra i più economici: 7 litas per mezzo litro della birra più economica (e non c'è neanche una vasta scelta, è più un cocktail bar) e per altri drink si parte dalle 12 litas.
Vi si può anche mangiare ma i prezzi sono inversamente proporzionali alla quantità del cibo, e assicuro che i piatti non strabordano...
In definitiva, è uno dei luoghi dai quali si deve per forza transitare se si vuole vivere Vilnius adeguatamente.
Questo è il suo sito: www.soulbox.lt
Questo locale funge da ristorante e lounge bar di giorno e da discoteca la sera.
E' impossibile da classificare, "eterogeneo" è il termine che più gli si addice: è frequentato da esponenti di ogni cavolo di cultura giovanile che si possa trovare a Vilnius (dal freakettone, il rastaman, la fighetta con la minigonna, il figlio di papà, l'erasmus che fa il tonico, il 30enne che si sente un ragazzino...) e offre serate sempre diverse.
Per fare un esempio: questa settimana ha proposto una jam funky il mercoledì, techno minimal il venerdì e hip-hop il sabato.
Grande pregio: a volte l'ingresso è gratuito.
Non è un locale enorme ma gli spazi sono ben distribuiti, il risultato è che chi vuole ballare è libero di farlo senza rompere le scatole a chi vuole bere e chiacchierare.
La pista ha una caratteristica forma a mezzaluna, con pouf per sedersi lungo il muro e lo spazio centrale per ballare. La stessa area funge da salotto quando non vi sono dj, munita ovviamente del necessario per accomodarsi e sorseggiare birra degnamente.
Il bar è scenografico ma non è tra i più economici: 7 litas per mezzo litro della birra più economica (e non c'è neanche una vasta scelta, è più un cocktail bar) e per altri drink si parte dalle 12 litas.
Vi si può anche mangiare ma i prezzi sono inversamente proporzionali alla quantità del cibo, e assicuro che i piatti non strabordano...
In definitiva, è uno dei luoghi dai quali si deve per forza transitare se si vuole vivere Vilnius adeguatamente.
Questo è il suo sito: www.soulbox.lt
lunedì 3 ottobre 2011
Play Baras
Il Play Club è un locale per gente tranquilla e freakettoni che hanno voglia di bere birra, giocare gratis a biliardino e ballare senza troppi problemi.
Si trova in Pamenkalnio gatve 17/3, sicchè a 200 metri da Gedimino Prospektas.
Ha tutte le buone qualità che ci si aspetta di trovare in un mini locale di 40 mq: costo della birra nella media (circa 7 litas), musica varia (reggae, anni '70, rock...) e gente generalmente cordiale.
Non è consigliato per chi detesta gente alternativa, con quei strani capelli che si fanno i giovani oggi, presente no? quelli a spuncioni che puzzano perchè non si lavano, e hanno i cani e spacciano droga.
Ok, la smetto di prendere per il culo i fighetti da Salento.
Anyway, il locale non è indicato per:
-claustrofobici
-fighetti
-razzisti.
Per il resto è uno dei posti migliori per espandere il proprio giro di conoscenze lituane: non ci sono quasi mai studenti erasmus ed è per questo che si attira l'attenzione quando si parla in inglese.
Ciò fa si che ci si ritrovi spesso circondati da persone curiose di sapere chi sei, da dove vieni e perchè diavolo ti trovi in Lituania.
Questa è una bella domanda, si prega di fornire anche una bella risposta.
Buon divertimento!!!
Si trova in Pamenkalnio gatve 17/3, sicchè a 200 metri da Gedimino Prospektas.
Ha tutte le buone qualità che ci si aspetta di trovare in un mini locale di 40 mq: costo della birra nella media (circa 7 litas), musica varia (reggae, anni '70, rock...) e gente generalmente cordiale.
Non è consigliato per chi detesta gente alternativa, con quei strani capelli che si fanno i giovani oggi, presente no? quelli a spuncioni che puzzano perchè non si lavano, e hanno i cani e spacciano droga.
Ok, la smetto di prendere per il culo i fighetti da Salento.
Anyway, il locale non è indicato per:
-claustrofobici
-fighetti
-razzisti.
Per il resto è uno dei posti migliori per espandere il proprio giro di conoscenze lituane: non ci sono quasi mai studenti erasmus ed è per questo che si attira l'attenzione quando si parla in inglese.
Ciò fa si che ci si ritrovi spesso circondati da persone curiose di sapere chi sei, da dove vieni e perchè diavolo ti trovi in Lituania.
Questa è una bella domanda, si prega di fornire anche una bella risposta.
Buon divertimento!!!
Il canto della foresta
Sono diventata una yes-girl.
Ciò significa che dico sempre sì alle proposte degli amici e non penso mai troppo prima di prendere un impegno…è sempre sì sì e sì!
Perciò è facile dedurre come io sia finita a passare il mio week end in una foresta a 40 km da Vilnius: è bastato che il mio amico E., abituato a questo genere di esperienze, lanciasse la proposta.
Non sono affatto abituata alla vita nei boschi, non so come si sopravvive senza elettricità e riscaldamento (ed eventualmente una macchina nella quale cercare riparo), non so le regole della Natura.
Tuttavia sono sopravvissuta.
Abbiamo raggiunto il posto nel pomeriggio di sabato, dopo aver fatto la spesa a Vilnius e preso un trenino: una radura affatto sperduta provvista (pure!) di giochi in legno per i bambini, casetta e cavallo nelle vicinanze.
Le attività del fine settimana sono state ludiche e bucoliche: montare le tende, passeggiare nel bosco, raccogliere funghi, intagliare il legno, fare della giocoleria con i flower sticks, accendere il fuoco e cucinare su di esso.
Cose semplici che però mi hanno dato tanto, e non è un modo di dire.
La riflessione principale che ho fatto a posteriori è stata che ogni azione, ogni attività si riempiva di significato senza che toccasse attribuirgliene uno.
Ogni cosa aveva il suo perché senza che occorresse ragionarci, o sragionarci, sopra.
Se mi fossi messa a intagliare del legno qui al Gile avrei avuto la sensazione di perdere il mio tempo in un’attività estremamente “weird”.
Invece i pensieri e le preoccupazioni non entrano nella foresta, non passa mai per la testa l’idea che si stia sprecando il proprio tempo e non se ne perde del prezioso nel pre-giudicare cosa si sta per fare.
Ovvio, sono stata una fake hippie che è “scappata” dalla città per soli due giorni.
Eppure ho sperimentato un’ampia gamma di sensazioni.
L’estrema felicità di sentirmi sufficiente per essere felice.
Ero felice perché ero felice, stop. Non perché ho raggiunto degli obiettivi, non perché ho dimostrato quanto valgo, non perché qualcuno mi ha fatto un complimento o una carineria.
Ero felice perché ero viva e sentivo di esserlo.
Non so spiegarmi meglio, me ne dispiace.
L’estrema angoscia. Ho sperimentato un forte senso di ansia.
La Natura, in una giornata di sole, rispecchia gli stati d’animo delle persone serene: l’erba brilla del suo verde magico, gli uccelli cantano nascosti tra i rami, il fiume scorre imperterrito, il fuoco scoppietta allegro.
Ma la notte, la Natura è tutt’altro. Buio e freddo circondano il falò, si è impotenti dinnanzi a tanta forza. Fare luce nel buio e fare caldo nel freddo è una guerra persa in partenza dall’uomo, quando è solo un uomo.
La legna era umida ed era difficile mantenere vispo il fuoco, la nebbia confondeva i contorni degli alberi e questi, scuri e ritti nella notte, erano minacciosi e tetri.
La mia personale lotta contro l’ansia, se così vogliamo chiamarla (era più un senso di impotenza misto a pensieri legati al pre-erasmus) è iniziata nel momento in cui mi sono allontanata dal falò e dal gruppo per espletare quel bisogno fisiologico volgarmente detto pipì.
Porca miseria mi è bastato camminare 30 metri per cambiare il mio punto di vista sulla situazione. Non eravamo più 5 allegri giovani coraggiosi che vanno nella foresta per divertirsi ma eravamo 5 finti-maturi troppo ottusi per accorgersi che la Natura è molto più forte di quanto si voglia chiedere.
Che ansia. Mi è occorso del tempo per riponderare la situazione, ricalibrare il mio sguardo sul mondo.
Non so se ciò che ho portato a casa da questa esperienza intensa durerà nel tempo, se mi ricorderò gli insegnamenti dei miei amici su come sopravvivere nel bosco, se ho davvero imparato qualcosa.
Ciò che al momento so è che mi sento di consigliare a tutti di sperimentare un piccolo periodo in mezzo alla natura, di lasciarsi alle spalle tutto ciò che è artificiale e umano per immergersi nel mondo naturale e originale.
Lasciare a casa il Sé sprovveduto per tirare fuori quello istintivo e combattivo.
Sėkmės.
Ciò significa che dico sempre sì alle proposte degli amici e non penso mai troppo prima di prendere un impegno…è sempre sì sì e sì!
Perciò è facile dedurre come io sia finita a passare il mio week end in una foresta a 40 km da Vilnius: è bastato che il mio amico E., abituato a questo genere di esperienze, lanciasse la proposta.
Non sono affatto abituata alla vita nei boschi, non so come si sopravvive senza elettricità e riscaldamento (ed eventualmente una macchina nella quale cercare riparo), non so le regole della Natura.
Tuttavia sono sopravvissuta.
Abbiamo raggiunto il posto nel pomeriggio di sabato, dopo aver fatto la spesa a Vilnius e preso un trenino: una radura affatto sperduta provvista (pure!) di giochi in legno per i bambini, casetta e cavallo nelle vicinanze.
Le attività del fine settimana sono state ludiche e bucoliche: montare le tende, passeggiare nel bosco, raccogliere funghi, intagliare il legno, fare della giocoleria con i flower sticks, accendere il fuoco e cucinare su di esso.
Cose semplici che però mi hanno dato tanto, e non è un modo di dire.
La riflessione principale che ho fatto a posteriori è stata che ogni azione, ogni attività si riempiva di significato senza che toccasse attribuirgliene uno.
Ogni cosa aveva il suo perché senza che occorresse ragionarci, o sragionarci, sopra.
Se mi fossi messa a intagliare del legno qui al Gile avrei avuto la sensazione di perdere il mio tempo in un’attività estremamente “weird”.
Invece i pensieri e le preoccupazioni non entrano nella foresta, non passa mai per la testa l’idea che si stia sprecando il proprio tempo e non se ne perde del prezioso nel pre-giudicare cosa si sta per fare.
Ovvio, sono stata una fake hippie che è “scappata” dalla città per soli due giorni.
Eppure ho sperimentato un’ampia gamma di sensazioni.
L’estrema felicità di sentirmi sufficiente per essere felice.
Ero felice perché ero felice, stop. Non perché ho raggiunto degli obiettivi, non perché ho dimostrato quanto valgo, non perché qualcuno mi ha fatto un complimento o una carineria.
Ero felice perché ero viva e sentivo di esserlo.
Non so spiegarmi meglio, me ne dispiace.
L’estrema angoscia. Ho sperimentato un forte senso di ansia.
La Natura, in una giornata di sole, rispecchia gli stati d’animo delle persone serene: l’erba brilla del suo verde magico, gli uccelli cantano nascosti tra i rami, il fiume scorre imperterrito, il fuoco scoppietta allegro.
Ma la notte, la Natura è tutt’altro. Buio e freddo circondano il falò, si è impotenti dinnanzi a tanta forza. Fare luce nel buio e fare caldo nel freddo è una guerra persa in partenza dall’uomo, quando è solo un uomo.
La legna era umida ed era difficile mantenere vispo il fuoco, la nebbia confondeva i contorni degli alberi e questi, scuri e ritti nella notte, erano minacciosi e tetri.
La mia personale lotta contro l’ansia, se così vogliamo chiamarla (era più un senso di impotenza misto a pensieri legati al pre-erasmus) è iniziata nel momento in cui mi sono allontanata dal falò e dal gruppo per espletare quel bisogno fisiologico volgarmente detto pipì.
Porca miseria mi è bastato camminare 30 metri per cambiare il mio punto di vista sulla situazione. Non eravamo più 5 allegri giovani coraggiosi che vanno nella foresta per divertirsi ma eravamo 5 finti-maturi troppo ottusi per accorgersi che la Natura è molto più forte di quanto si voglia chiedere.
Che ansia. Mi è occorso del tempo per riponderare la situazione, ricalibrare il mio sguardo sul mondo.
Non so se ciò che ho portato a casa da questa esperienza intensa durerà nel tempo, se mi ricorderò gli insegnamenti dei miei amici su come sopravvivere nel bosco, se ho davvero imparato qualcosa.
Ciò che al momento so è che mi sento di consigliare a tutti di sperimentare un piccolo periodo in mezzo alla natura, di lasciarsi alle spalle tutto ciò che è artificiale e umano per immergersi nel mondo naturale e originale.
Lasciare a casa il Sé sprovveduto per tirare fuori quello istintivo e combattivo.
Sėkmės.
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