martedì 24 gennaio 2012

Ultimo post

Ciao a tutti, questo è l'ultimo post. Si, il fatidico ultimo post.

Ci siamo lasciati a quasi un mese fa, e di cose da allora ne sono successe molte.
Innanzitutto ho passato un capodanno a Vilnius di quelli da ricordare: alla mezzanotte ero sulla collina di Uzupis a guardare un orizzonte infiammato di centinaia di fuochi d'artificio. Altro che botti illegali e mani amputate: è stato un delirio di colori e rimbombi durato (ho controllato) 45 minuti.
Per di più, nelle ore precedenti ho imparato a giocare a backgammon. E nelle seguenti sono stata con le persone più importanti del mio Erasmus, e questa è stata una fortuna per la quale non smetterò mai di essere riconoscente (a chi non lo so, ma avete capito quello che intendo).

Poi, tutto è cambiato rapidamente: il 1 Gennaio 2012 ho lasciato definitivamente Vilnius...e me ne sono andata a Londra per qualche giorno! Non male come anti-depressivo, no?
Inutile dire che la city è adorabile, che è stata una mini vacanza eccezionale e che mi sono stradivertita.

Infine, il ritorno a casa. A SORPRESA. Eh già, i miei non sapevano del mio ritorno.
Mia madre mi ha trovato sul ciglio della porta e si è messa a piangere.
Mio babbo rincasando mi ha trovato sul suddetto ciglio della porta e, dopo una rapida occhiata che non gli è servita a riconscermi, si è voltato nuovamente verso di me ed è scoppiato a ridere.
Queste ragazzi miei sono belle emozioni.


La mia avventura è finita. Sono mesi che penso a quest'ultimo post e purtroppo non sono in grado di esprimere la gioia mista a tristezza che provo nel mettere la parola fine alla mia avventura lituana.

Immaginate di vivere nel vostro mondo di sempre, con il solito autobus per il centro, la biblioteca in cui andate a studiare e la pizzeria al taglio di fiducia.
Immaginate di tornare alla routine di sempre, di rifare le cose di sempre e di rivedere le persone di sempre.
Siete felici, vi sentite bene.
Ora immaginate di vivere tutto questo con un universo dentro di voi, una perla fatta di luoghi e persone irraggiungibili nel tempo e nello spazio, un gioiello unico che appartiene solo a voi.
Farà parte di voi per sempre.
E non potete tornare laddove l'avete trovato perchè quel posto, semplicemente, non esiste più.

Addio Vilnius.

venerdì 30 dicembre 2011

Ultime news dal pianeta Vilnius

Hi to everyone. It's kinda hard to write about myself, my feelings, my perceptions now that everything is coming to a sad sad sad end.
And, sorry for saying that, I really don't feel like wanting to share my emotions. Oh no, you're wrong, it's not because they are too sad. No. It's because I'm lazy. Yes. At last I reached the limit.
Stop with introspections, stop with self analyses, stop with fake convinctions and unbearable confessions.
Here I just paste an email I sent to a dear Lithuanian friend and my last status on Fb.
Have fun my readers, hope you're not angry with your poor me.

Mail
I was GLAD to see my family but I wasn't HAPPY. Here I found the perfect life-style, the one that belongs to me. And ok, I love my family but it's hard to feel good in an environment that doesn't give you what you need and, maybe, what you deserve.
It has been a very normal christmas (ah, merry christmas!), I was happy to meet my very old granmas but, finally, I wasn't excited to be at home.

Then, the 27th in the evening I found out that I booked the flight back to Vilnius for the 30th of January and not of December so I had to book another one. Well, I spent more money but it was quite cheap and now I'm in my lovely room in Sevcenkos gatve.

I feel like I'm walking on a wire suspended between two worlds and if I fall I can feel serious pain.
I must learn how to accept the end of all of this and maybe now it hurts a bit more than what I expected because I went back to Italy and I'm here for just a few days. It's like a sweet sweet punishment.

When I decided to come here, almost a year ago, I knew Vilnius was the right place for me. I don't know why but I could feel that to study here was for me the right stuff to do.
But i couldn't imagine to love vilnius so much, to live such a perfect experience.

Status
Landing in Vilnius, feel the heart beats faster and exclaim to a friend, "Come on, we're at home!" [...] Walk along the corridor of Gile, cross the threshold of the room 341 and think "fuck, at last i'm where I belong." [...] Realize that in three days all this will be the dream and the reality of someone else.
And instead of Sevcenkos gatve 16 I'll be in Via Torreggiani 22.

giovedì 22 dicembre 2011

Il mancato mancamento e altre storie

Oggi ho ascoltato 46 volte "My tears dry on their own" della Winehouse.

I don't know why I got so attached,
It's my responsibility,
And you don't owe nothing to me,
But to walk away I have no capacity

[...]

I wish I could say no regrets,
And no emotional debts,
And as we kiss goodbye the sun sets,
So we are history,

La mia camera è stata per un'oretta e mezzo in profondo stato confusionale ma al momento le sue condizioni si sono stabilite e conto si rimetterà presto.
Fare le valigie è stato piuttosto tragico dal momento che ho troppe cose (ma da dove vengono?!) e ho sicuramente superato i limiti di peso della Ryan. Perciò domani in aeroporto confermerò questa triste realtà, aprirò il valigione e mi metterò 3-4 maglioni addosso. In aereo avrò un collasso.

Ieri è stata una giornata semplicemente meravigliosa: sono stata finalmente fuori con la mia roommate (alla buon ora!), ho fatto il primo pianto (e anche il secondo e il terzo), sono andata in crisi per la mia questione emotiva che sembra essere giunta al termine per questioni pratiche, dopo aver creduto non l'avrei rivisto mai più è entrato nella casa in cui ero e ho avuto un mancato mancamento (eh eh eh...). La serata è stata ancora meglio. Cibo, vino, buona compagnia, lui, le chiacchiere, le promesse, gli abbracci, gli arrivederci, la birra al Play, il calcetto...

Io non posso sapere cosa mi riserva il futuro e non posso sapere se vedrò ancora le persone dalle quali ora non mi sento in grado di separarmi. Ma le vorrei abbracciare tutte e ringraziarle, per aver reso questi quattro mesi tra i più intensi della mia vita.

Oh quanto mi mancherete!

domenica 18 dicembre 2011

Curiosità N° 8

Succede che qui fanno le promozioni sul prezzo delle sigarette.
E le vendono al supermercato.

ps: no mamma, non fumo le sigarette, va tranquilla.
(ammetto che è una frase un po enigmatica)

Caro Natale

Caro Natale,

sono perfettamente consapevole che ci sono circa 2000 anni di tradizione da rispettare. E so più che bene che le tradizioni sono importanti.
Lascia perdere che sei pure una festa religiosa e io sono un'atea convinta. A questo si può ovviare con i regali, come fanno d'altronde tutti, credenti, miscredenti e cretini.
Però c'è una cosa caro Natale che mi devi spiegare. Se sei il periodo dell'anno in cui i desideri si avverano, i sogni diventano realtà e la nonna ti dà tanti soldi, caro Natale, spiegami perchè io non posso rimanere a Vilnius.
Non me ne sbatte nulla del pranzo in famiglia, ho una sorta di famiglia anche qua.
E' ragionevole rispondere che tutti se ne tornano a casa per le feste ma preferirei una Vilnius deserta a una San Lazzaro col cuore che mi piange.
Mi sparerei una camminata in Pilies, mi berrei un karsta vinas in un locale qualsiasi e passerei intime serate con i pochissimi fortunati che saranno qui.
Ti prego Natale, Santa Claus o chi per voi, avverate il mio desiderio: sparite dalla testa della gente. La state rincretinendo convincendola che siete importanti. Non lo siete voi, i regali lo sono. E' questo che muove tutto, sapete?
Perciò la mia proposta è la seguente: il 21 di ogni inizio stagione ci si fa un regalo. Quantomeno la gente la smetterà di ricevere sempre e solo sciarpe e guanti.
A te Natale ti aboliamo.

Cordialmente,

Valentina

sabato 17 dicembre 2011

Last but not the least

Questo non sarà il post dei bilanci. Non è ancora tempo.
Questo sarà il post delle considerazioni a una settimana dalla partenza. C’è una sottile differenza.

Nel mese di dicembre non ho scritto nulla, presa com’ero dagli esami (si, esami!) e dagli amici. Dopo ogni uscita negli ultimi 17 giorni avevo l’amaro in bocca, della serie: tutto sta per finire, rassegnati. Allo stesso tempo però mi complimento con me stessa per essere capace di lasciare la malinconia ai miei momenti sola con me stessa. Con il mio mal di vivere da fine Erasmus non contagio nessuno.
Per di più ho fatto e capito tante belle cose. (adoro le frasi banali ai limiti del possibile).

Innanzitutto sono stata all’opera a vedere il balletto. Era una domenica, nella notte una fievolissima neve era scesa e al mattino le strade erano minimamente candide. Sono uscita, i fiocchi erano più grandi di quel che credevo e per una mezz’ora ho proprio avuto la sensazione di vivere in un paese nordico. Poi tutto è finito, la neve è diventata fanghiglia pastosa e l’incantesimo s’è spezzato.
Nonostante io e i miei due compagni d’avventura avessimo i biglietti in piedi (si, in piedi, all’opera, per la bellezza di 8 Lt) è stata un’emozione vedere quegli allegri ballerini zampettare su e giù per il palco sulle musiche di Чайковский (ah ah ah, mò indovinate chi è!). Fossi stata bambina sarei tornata a casa piroettando e saltellando.
E’ stata una domenica da 10 e Lode.

Altra bella esperienza di queste due settimane dicembrine è stata scrivere il paper per Posttraumatic Society in 9 ore il giorno prima della consegna e del relativo esame dopo 3 misere ore di sonno e una presentazione all’Università (in realtà una boiata ma dire “presentazione all’Università” fa molto figo, quindi lo scrivo). Sono andata a letto all’una che ero stravolta, non so per quale motivo ho preso le pastiglie di valeriana consigliatemi dalla A. e…mi è salita una gran botta! E’ stato veramente bizzarro.

Le belle chiacchiere con l’amica C. e l’amico A. mi hanno fatto capire che si, forse non ci rivedremo presto, magari ci rivedremo solo un’altra volta nella vita e poi mai più, ma il ricordo di queste due persone rimarrà a lungo. Posso proprio dire di volergli bene.

Situazione sentimentale, update del 17/12: mi era passata, ora è tornata, domani passerà di nuovo.

Le feste qui sanno proprio come farle, a parte quelli del dorm del Vpu.
Piccola parentesi, stasera vado a una festa al dorm del Vpu.

Cari i miei adorati lettori, altro da aggiungere non ho, vi saluto e vi abbraccio e ci sentiamo al prossimo post.

mercoledì 30 novembre 2011

Malinconia 0.2

Il periodo malinconico iniziato qualche giorno fa non è ancora terminato.
Il fastidio che mi provoca è immane. Ed è per di più associato ad una seria difficoltà a riprendere un ritmo sonno-veglia normale.
Perciò ora sono quasi le sei del mattino. Una settimana fa avrei detto che era figo essere svegli a quest’ora (presupponendo una serata carica fuori con gli amici), ora mi sento come mia nonna che senza pastiglia non dorme.

Cosa mi manca

Luoghi.
Piazza Maggiore, la mia cucina, il mio letto, il mio divano, via Zamboni, la biblioteca al 36, via Indipendenza, le due 600 più fiche della storia e i loro proprietari, l’autostrada Borgo-Rioveggio, i binari all’est, piazza Santo Stefano, piazza San Francesco, il 19, la Montagnola, H&M, via Castiglione, la mia Fiestina, l’Iper per fare la spesa con la mamma e riempire il carrello di cagate, l’Appennino, i portici, gli appuntamenti sotto le chiappe del Nettuno.

Persone.
Le persone non sono il motivo per il quale vorrei tornare. Ma alcuni amici mi mancano: il Ta, la Boo, il Godo, la Muder, la Michi, i’ babbbo, la Sissi, Ivan e Lawrence eccetera eccetera.

Cose da fare.
Ecco, principalmente voglio tornare a casa per FARE.
Voglio studiare e passare gli esami (e perderei la sessione di gennaio se stessi qui).
Voglio scoprire il lato culturale di Bologna andando a teatro, alle mostre, visitare le gallerie e i musei.
Voglio cercare un lavoro. Voglio mangiare un gelato da Gianni.
Voglio cercare un’agenzia che mi faccia fare da stagista.
Voglio raccogliere informazioni. Voglio andare al Kaiten.
Voglio fare un corso per conoscere gente nuova.
Voglio fare shopping di libri da MelOutlet.
Voglio andare al Kinder, al kaiten, al Millennium, alla Grada…
Voglio cucinare per i miei amici.
Voglio dimostrare ai miei che non sono quella di prima. Anche se non è vero.
Voglio prendere un the alla Linea e fare un aperitivo con gli amici.
Voglio andare all’Ikea. Voglio fare un giro in bici nonostante sia inverno.
Voglio fare una sorpresa alla Muder.
Voglio accendere un camino a Castioni, fare le chiacchiere e provare a cucinare i cepelinai.
Voglio vedere le mie nonne.
Voglio beccare la Sara e ricordare com’era bello vivere a Vilnius…

Perché?

Non so dire se è una fortuna, se è ingenuità o solo fretta ma ho la sensazione di aver fatto tutto ciò che dovevo fare qui e di aver appreso ciò che dovevo apprendere. Mi sono messa alla prova, ho superato gli ostacoli, ho imparato qualcosa in più su di me, ho capito come voglio vivere. Ora voglio vedere se sono in grado di essere la stessa anche a Bologna.
Ho trovato il mio spazio a Vilnius con successo.
Sarei in grado di ottenerne uno anche giocando in casa?

Le prove che ho superato qui hanno attestato che si, sono in grado di vivere all’estero. Quantomeno per qualche mese.
Ma non è troppo facile accontentarsi di saper vivere in un ambiente vergine, che altro non vuole che di sedurre per poi non essere abbandonato?
Questa bella Vilnius, che tanto mi affascinava ora mi sembra sempre uguale.
Come nei rapporti di coppia, si sta insieme se c’è amore.
Io avevo per Vilnius solo una cotta passeggera.
Io amo Bologna. Io voglio Bologna.
E così come me ne ero andata con le palle piene e la voglia di viaggiare, ora vorrei tornare a riconquistare la mia città.
La colpa non è tua, mia cara Dotta, ma è mia che non mi sono mai sforzata di conoscerti a fondo. Sei una città preziosa e nascondi un tesoro tra le tue mura.

Pigrizia, procrastinazione, tedio.
Un giorno tornerà tutto ciò anche a Bologna, magari verso marzo.
Lo so che, seduta sul mio letto e guardando fuori dalla finestra, un giorno maledirò la scelta di tornare a casa prematuramente.

Devo o non devo anticipare il mio ritorno a inizio gennaio invece che alla fine?

(si lo so, tutta questa pantomima per una ventina di giorni di differenza…ma io sto male al pensiero di stare qui a gennaio!)

lunedì 28 novembre 2011

Bizzarrie comportamentali

Succede che ho finalmente ammesso a me stessa il difetto che mia madre mi riconosce da sempre, cioè da quando ho 14 anni: mi stanco troppo in fretta.
Per carità, ancora non sono stufa di Vilnius è solo...si, è solo che mentalmente sono proiettata nel nuovo anno. E l'idea che il nuovo anno non coincida con il ritorno a casa mi fa venire i brividi come quando noto un peccato di asimmetria in un oggetto.
Horror et fastidium!
Però ormai il dado è tratto, ho prenotato già il volo di ritorno in terra lituana in tempo per il capodanno e poi ho gli esami da dare...ecco: non tornerò in Italia troppo dopo la metà di gennaio. Ho le mie cose da sbrigare, mi sono presa il mio tempo per ragionare e riflettere, ora è tempo di agire.
Spero che i restanti due mesi qui mi facciano ponderare ancora meglio le mie scelte.
Più passa il tempo più mi rendo conto che si, sto studiando e mi metto in gioco ma ormai il periodo di adattamento è terminato e io sono qui a fare la mantenuta, a bere birra e a non concludere poi un granchè. Per di più sento la lontananza da casa non tanto per un fattore di nostalgia ma proprio perchè ho voglia di fare qualcosa. Qui bevo e cazzeggio...e basta! E mi sento in colpa, dovrei sfruttare meglio il mio tempo.

Tanto per cambiare, come da una settimana a questa parte, sono le otto del mattino e io devo ancora andare a letto. Peccato che ho lezione all'una.
Temo che oggi sarà una lunghissima giornata...

venerdì 25 novembre 2011

Open letter to a friend

Mio caro amico,
ti scrivo nella mia lingua, che tu non conosci, perchè non muoio dalla voglia di dimostrarti che hai incommensurabilmente torto su un paio di cose.
Potrei anche provarci, a spiegarti, ma tu, come molte persone che si sentono intelligenti, hai più voglia di cercare conferme che hai ragione, che di mettere in dubbio la tua opinione. Sicchè ti scrivo su di un blog di cui ignori l'esistenza e in una lingua che non comprendi.
Il tuo caso è esemplare perchè, nonostante io non conosca le ragioni delle tue convinzioni, esse portano inconfutabilmente a un unico risultato: non vivere.
Può darsi, lo ammetto, che il tuo atteggiamento sia razionalmente corretto (rifugge parecchie obiezioni, dal punto di vista logico) ma non regge il confronto con una argomentazione di tipo sentimentale.

Mio caro amico,
tu hai detto che questo periodo di vita all'estero, essendo temporaneo, non giustifica un abbandono emotivo da parte di coloro i quali ne sono i protagonisti: noi. Perdonami l'arroganza con la quale avanzo la mia confutazione, ma trovo che sciocchezza più grande tu non la potessi proferire.
E' vero, siamo amici temporanei, siamo anzi solo conoscenti che per puro caso condividono per qualche mese un ambiente, qualche persona e certe attività.
Il punto è che, per quanto ci si possa sforzare di concepire la situazione da un punto di vista meramente logico, c'è molto di più qui che un semplice ambiente, semplici persone e semplici attività.
Quel qualcosa in più siamo noi, siamo noi che mettiamo in gioco noi stessi ogni giorno, cercando di guardare avanti e al contempo tentando di ignorare la data di scadenza che si profila all'orizzonte.
Non "lasciarsi andare" (espressione che odio) è inconcepibile, per una come me che è venuta qui appunto per VIVERE, per riscoprire che l'esistenza è molto più che semplice routine.
E' vero, tu puoi dire "a me la routine piace" oppure "io apprezzo lo stile di vita che conduco a casa". Molto bene. Allora perchè diamine hai deciso di venire qui?
Per quale dannato motivo una persona dovrebbe decire di andarsene da casa propria per poi vivere in mezzo a persone alle quali non si vuole legare perchè sa che tutto sta per finire?
Tu hai detto: "serve molto più tempo per diventare amici".
Non è vero. Tutto sta nell'intensità del rapporto, nella cura che si dedica a coltivarlo, nelle vicendevoli attenzioni, nelle parole che ci si scambia, nella comprensione che si tenta di avere l'uno dell'altro.
Può non durare per sempre.
Ma è ciò sufficiente per decretare che non ne vale la pena?

Mio caro amico,
voglio essere la nota stonata della tua perfetta sinfonia di noncuranza.
E voglio essere la macchia di colore del tuo progetto in bianco e nero.
Puoi pensarla come vuoi, ma non potevo starmene zitta, a modo mio dovevo reagire, anche se vigliaccamente su questo blog.
Non troverò mai il coraggio di tradurre questo mio scritto in inglese, e men che meno sarò mai in grado di dirti tutto ciò a voce (per una pura questione di carenza lessicale). Ma quanto vorrei che tu rispondessi alle mie domande!
Io vorrei tanto sapere cosa ti frulla nella testa, le ragioni delle tue convinzioni.

E' inutile terminare augurandoti un felice proseguimento di avventura.

Spero che il tuo ritorno a casa sia felice come te lo aspetti.

Valentina

sabato 19 novembre 2011

Money money money

Mr. Yorke si interroga atleticamente urlando dalle mie casse How do you? ma io non mi scompongo. Anche perché avrei un paio di persone alle quali porre la stessa domanda e non sono sicura di voler perdere tempo ascoltando la risposta.

L’introduzione non c’entra assolutamente nulla col topic del post.
Money money money. Quanto costa la vita a Vilnius? Cosa è bene comprare qui e cosa in Italia? Questi e molti altri interrogativi troveranno una non scientifica risposta nelle prossime righe.

Ammetto che prima di vivere qui credevo con convinzione che sarei riuscita a campare con 450€ al mese ovvero 1553 Litas, alloggio compreso.
Io vivo all’ ex Gile Hotel ora Corner Hotel (la questione dell’hotel intimorisce ma in realtà è un dormitorio privato pieno di studenti), in una doppia che abito da sola per metà della settimana dato che la mia roommate è lituana e torna sempre al suo villaggio d’origine.
Dalle 1553 Lt presupposte ne devo detrarre 700 (camera più spese di riscaldamento e acqua del bagno in camera). Ne rimangono 853, che divisi per i 31 giorni del mese fanno circa 27 Lt al giorno da spendere in cibo, birra e spese all’occorrenza.
E’ difficile vivere con 27 Lt in tasca, soprattutto se si ama la birra.

Lo studente Erasmus che si appresta a vivere qui deve sapere che il primo mese sarà una botta al portafoglio pazzesca, causa tutti gli acquisti necessari che vanno fatti: padelle e posate, saponi, quaderni e materiale del bravo studente, casse per la musica…
Sembrano cazzate ma le piccole cose alle quali non ricordiamo di essere abituati e che non possiamo portare in valigia vanno acquistate ex novo qui.
Poi, col tempo che passa, ci si impone uno stile di vita poco spendaccione e ci si ritrova a fare i tirchi per qualche litas in più per un acquisto oggettivamente utile e a spendere banconote su banconote in birra.

Le mie professoresse di italiano a scuola mi hanno sempre ripetuto che l’elenco non è una risorsa letteraria utile se non per fare la spesa.
Che s’inculino un cipresso dunque! (cit. Caparezza), io ora faccio due elenchi coi fiocchi.

Cose che esistono per reificare il concetto di proporzionalità inversa tra qualità e prezzo. Ovvero cose da non comprare qui:


-Scarpe. A prescindere dal fatto che la moda calzaturificia qui si è fermata a 15 anni fa , non solo i modelli sono di una bellezza discutibile ma, se sono di qualità, costano come in Italia.
Eccezioni: gli scarponi da uomo (molto utili per me…): se ne trovano di bei modelli anche a 40€ (che è poco per il tipo di scarpa); le scarpe di tela stile All Star: al mercato ne ho viste anche a 10 Lt.

-Giacche di piumino. Se ne trovano a iosa, anche se quelle femminili sono tutte uguali e fanno molto stile “zarina anni ‘90”. I prezzi, per un piumino di qualità, sono gli stessi che in Italia, dai 100 euro in su.

-Tecnologia. Computer, mp3 et similia non sono il massimo qui. A detta di due amici ingegneri italiani che lavoravano qui la qualità è superata e i prezzi sono oltremodo elevati. Qui non è il paradiso dei nerd.

Cose che ti troverai a comprare a kili/litri solo perché costano poco:


-Birra. Detta Alus in lingua lituana, è il bene di prima necessità di ogni studente che si rispetti. Al supermercato ne vendono anche da 3 Lt al litro, nei locali il prezzo per una 0.5 parte dalle 5 Lt (vedi Pogo Baras in Vilniaus Gatve). Generalmente comunque la si trova per 6 o 7 Lt.

-Cibo al Maxima. Una pagnottona di pane viene 1.79 Lt, il latte è sulle 2.90 Lt, un succo di frutta parte dalle 4 Lt, mezzo chilo di pasta Barilla è sulle 3 e qualcosa Lt, i pomodori sono circa sulle 5 Lt al kg, una bistecca è sulle 5 Lt.

-Caffè. Ho notato che molti studenti italiani hanno sviluppato negli anni una forte dipendeza da caffè. Bene, qui vi disintossicherete.
Il caffè, come è facile immaginare, qui non viene concepito come espresso ma come bicchierone stile Starbucks. In compenso costa molto meno. Ci sono molte catene (Coffee Inn, Vero Cafè...) che offrono non solo litri di nera bevanda ma anche comodi spazi in cui perdere pomeriggi in chiacchiere seduti su pantagrueliche poltrone. Adovvo!
Il prezzo per l’espresso è sulle 3 Lt mentre per il bicchierone è sulle 6.

-Kebab. Ha sostituito la piadina nei cuori degli Italiani, l’invasione del doner ha ucciso finora migliaia di stomaci. Qui vi è pure uno strampalato kebabbaro 24/24h molto vicino al Play Baras. Il prezzo per un didelis kebabas (ovvero grande, e quando dico grande più che altro intendo lungo. Diciamo 25 cm di panino.) parte dalle 8 Lt. In Gedimino Prospektas c’è pure un posto che li fa a 5 Lt…

-Vestiti usati. Qui è pieno di negozi di vestiti di seconda mano. E la qualità è ottima. Il più celebre è Humana. Si, esattamente quello dell’associazione no-profit. Il ricavato dei negozi viene speso per la raccolta dei vestiti negli altri paesi del mondo.

Per altre questioni, chiedete e vi sarà risposto!

giovedì 17 novembre 2011

Tallinn

Bisogna andare a Tallinn almeno una volta nella vita.
E' tutto ciò che ho da dire.

Varsavia

L'esperienza polacca è nata da una nottata di puro scazzo davanti al pc.
Presente quei momenti in cui nulla capita intorno a te ma tutto dentro di te è in subbuglio e vorresti rannichiarti fino a premere le ginocchia sul petto sperando che per un improvviso miracolo tu possa diventare un uovo e non avere più problemi? Si, lo so, non hai presente. Ma io si. Ed è come mi sentivo quella sera.
Perciò ho deciso di andarmene da Vilnius e visitare una città nei dintorni, ne ho trovata una a 500 km che si chiama Varsavia.

Ho viaggiato in pullman per la misera cifra di 6 euro a/r e dopo 9 ore sono giunta nella big city polacca: orcaboia quanto è gigantesca!
E' inutile fare confronti con Vilnius, sono due universi a parte, ed è forse per il grande contrasto tra le due capitali che il mio arrivo è stato a dir poco sorprendente.
Purtroppo Varsavia non ha alcun fascino.
E' una grigia metropoli i cui grattacieli grigi si fondono con un cielo
perennemente di cemento, non vi è modo per gli occhi di provare alcun minimo di gioia.
Certo, ha i suoi scorci caratteristici ma probabilmente non vale la pena di spenderci più di un giorno. So sorry Warsaw!

Nonostante tutto ricordo con piacere l'esperienza perchè è stata la prima volta che sono stata ospitata tramite CouchSurfing.
La mia host Patrycja è la versione vivente di un ossimoro: naive, determinata, egoista e sbadata. Anche intelligente e interessante, ma purtroppo è spesso prevalsa la sensazione che non gliene potesse fregare di meno della mia presenza in casa sua. E la cosa ha avuto i suoi aspetti positivi, non lo nego.
Il suo flatmate Konrad è stato molto più accogliente e premuroso nei miei confronti, è nata fin da subito una bella intesa che ha reso piacevole la mia permanenza in casa loro.
La grande botta di fortuna è stata conoscere un sacco di gente polacca in occasione della festa di compleanno di Patrycja.
Dato che ero l'unica straniera, come dire, attiravo l'attenzione e nonostante sia stata per buona parte della serata uno pseudofenomeno da baraccone da osservare e tempestare di domande, sono stata meravigliosamente a mio agio.
E' banale da dire ma ritrovarsi circondati da persone che non conosci e che sai che non rivedrai mai più aggiunge un pizzico di magia ai momenti insieme.
La consapevolezza di vivere un attimo irripetibile vela le chiacchiere di malinconia ma le esalta con la logica del carpe diem.

L'ultimo giorno, lasciato il piccolo appartamento di Pat, ho incontrato un'altra ragazza conosciuta tramite CouchSurfing e ho vissuto tutt'altro genere di esperienza. Monika non è una trottola impazzita ma una ragazza beneducata e generosa che ama viaggiare e fare l'autostop. Le chiacchiere con lei sono state rilassanti ed hanno rappresentato un toccasana dopo il baillamme delle sere prima.
Abbiamo girato qualche locale e bevuto ettolitri di birra, as usual, ma non ricordo alcun nome di locale da poter consigliare. Sono una pessima recensitrice.
Posso però dire che se proprio si vuole visitare Varsavia un ottimo posto dove alloggiare è l'ostello Tamka, economico e vicino al centro.
Da fuori sembra un piccolo ecomostro sovietico, l'interno invece è confortevole.

Non tornerò più a visitare Varsavia per il solo gusto di farlo, la città purtroppo mi ha lasciato con l'amaro in bocca. E Vilnius mi è mancata tanto.
Malgrado ciò sono orgogliosa di me stessa per essere partita, aver gestito degnamente la convivenza con persone sconosciute e per aver goduto di una città nonostante la sua mediocrità.

martedì 1 novembre 2011

Fuck off con dolcezza e tanto affetto

OK, questo non è il luogo per un certo tipo di sfoghi, questo non è il luogo nemmeno per un certo tipo di confessioni ma, ed è ciò che mi preme di più, questo è il luogo per scrivere quel che mi pare. E così farò.

Il punto, sinteticamente, è questo: quando ti lasci alle spalle il tuo mondo ti trovi per forza di cose a costruirtene uno nuovo. Occorre lavorare su una nuova rete di relazioni, occorre elaborare un nuovo stile di vita, occorre ideare un modo non autodistruttivo di condurre la propria vita.
Ora, tutto questo può essere fatto in molteplici modi.
Ho visto gente qui perdere il controllo di sè, e dire che non è mica il Vietnam.
Diciamo che occorre avere buon senso, che è esattamente ciò che serve in qualsiasi occasione in cui si progetta di creare qualcosa dal nulla.
Non è per mitizzare il concetto di erasmus, non è certo questo il punto, ma bisogna essere sinceri nel dire che, per qualsiasi ragione si sia all'estero, ci si trova obbligati a partire da zero.
Perciò, cacciavite e martello, mi preparo a smantellare la mia creatura.
Voglio capire come ho vissuto questi due mesi e voglio capire perchè cazzo in questo momento sto perdendo...sto perdendo qualcosa, non so cosa, ma ora è diverso da prima, quindi qualcosa devo averlo perso di sicuro.

Settembre: il mese delle sfide che sembrano insormontabili ma che si rivelano delle sciocchezze tanto era l'entusiasmo con cui affrontavo la vita.
L'aspetto sociale è quello che mi preme maggiormente: iniziavo a conoscere gente e, con molta calma, a scegliermi inconsapevolmente la mia "compagnia".
Il fatto base, che ho sempre adorato, è che nonstante la cerchia di amici più vicini, non contavano loro, contavo io. Cosa voglio fare io? Voglio stare con loro o cambiare gruppo? Voglio passare la serata così o ho altri piani?
IO, IO, IO.
E non ho mai provato tanta libertà in vita.
Primo, potevo fare ciò che desideravo.
Secondo, potevo fare tutto consapevole che nessuno se la sarebbe legata al dito.
Terzo, potevo fare tutto senza sentirmi in colpa per l'abbandonare qualcuno ad un diverso destino.

Ottobre: il cerchio di amicizie si fortifica, il mese passa in un baleno e molte cose cambiano. Chiaramente ho la stessa libertà di prima, nessuno che mi ferma dal fare ciò che voglio, nessuno che se la lega al dito per niente, nessuno a cui frega qualcosa di ciò che faccio.
Ottobre è finito e l'amara conclusione è la seguente.
Non importa quanta libertà gli altri possano darmi, sarò sempre in grado di costruirmi da sola le mie catene.
The end. That's it. Ovvero: sono una pirla.
Possibile che riesca a pormi dei limiti da sola? Possibile che sia io stessa la fautrice di tutti i miei casini emotivi?
Ora, anche in questo caso ho elaborato la mia personale spiegazione di ciò che mi sta succendendo.

Siamo persone, abbiamo sentimenti, abbiamo voglie e abbiamo obiettivi.
Siamo persone, abbiamo paure, abbiamo regole e abbiamo ostacoli.
Sentimenti, voglie, obiettivi, paure, regole e ostacoli devono trovare la giusta combinazione dato che dobbiamo vivere in armonia.
Quello che è successo a me nell'ultima settimana è uno scombussolamento di questa armonia. Credo che "sentimento" e "paure" siano impennati, col conseguente decremento dei livelli di "obiettivi" e "regole".
Ok, la smetto di tormentarmi il cervello, torno sulla terra e adotto un linguaggio pagano: mi sono presa una cotta.

Qual adolescenziale sentimento! Qual ridicolo esodo di consapevolezza!
Sono tornata a quasi 10 anni fa, il primo batticuore, le prime insicurezze. Sentirsi costantemente in una tensione quasi estatica, a volte febbricitante di felicità, a volte teneramente deprimente.
Perdere di sovente il filo dei propri pensieri razionali per abbandonarsi a fantasie che neanche Kiss Me Licia.
Come mi sento?
Patetica, felice di essere patetica e pateticamente consapevole di essere patetica ma testardamente convinta che essere patetica sia solo un'etichetta affibbiata da qualcuno che, secondo la mia modesta opinione, ha una folle paura dei sentimenti.

In conclusione.
Non so cosa pensare, a volte sto malissimo, il mio stomaco si beccherà qualcosa di brutto se non la smette di contrarsi continuamente, faccio viaggi mentali interminabili, mi pongo le domande più ridicole (volete ridere? Ecco un esempio di domanda ridicola: "Quando ci salutiamo, mi abbraccia a lungo come con gli altri?"), ascolto musica da bimbeminkia (questa direi è decisamente la cosa peggiore), mi rovino le serate perdendo tempo a fissare una porta dalla quale spero possa entrare, mi detesto e mi adoro per come perdo il controllo della mia caratteristica e pseudoinossidabile razionalità.
La lista potrebbe continuare a lungo, potrei aggiungere ad esempio che sento il bisogno incontrastabile di una amica con la quale confidarmi, e ne avrei una, ma sento come se tra noi ci fosse un oceano di distanza, perciò devo tenermi tutto sto bordello di cose dentro (e scrivere su un blog pubblico è un bel modo per tenersi le cose dentro,no?!)

Ovunque tutto questo porti, sono felice di aver scoperto di poter tornare adolescente con così tanta sofferenza.

lunedì 24 ottobre 2011

Curiosità n°7

In Lituania le sigarette costano meno, gli accendini costano meno, vendono addirittura i fiammiferi (che costano meno) ma è praticamente impossibile trovare tabacco non aromatizzato.
Ma se vi piacciono i gusti mango, ciliega et similia siete a cavallo.

Curiosità n°6

In Lituania non esistono i biscotti da tocciare nel latte.

mercoledì 19 ottobre 2011

Non ho fantasia per un titolo decente

Nelle ultime due settimane ho vissuto Vilnius in maniera nuova: l'arrivo di un caro amico e della mia famiglia (in tempi diversi ma ravvicinati) mi ha fatto cambiare prospettiva.
Per sei giorni, il tempo in cui il mio amico V. è stato qui, sono stata la guida per la Vilnius da bere. Abbiamo visitato locali, mangiato piatti tipici (tra cui un pesce che sembrava un fossile dell'Eocene), ballato in club kitchissimi e in pub strapieni, bevuto ettolitri di birra e fatto tante tante risate.

Poi, con l'arrivo della Family, il TRAUMA: dove diavolo li porto????
Mica possiamo andare a sbronzarci allegramente o a ballare al Fluxus!
Ah, maledetta vita universitaria che mi fai apprezzare solo luoghi di perdizione!
Ah, dannata birra che sei ovunque e non ti posso certo tracannare con i miei!
Sciagura su di voi per avermi traviato da una normale, routinaria, pallosissima vita a Bologna!

Mmm, mumble muble, pensa che ti ripensa l'inaspettata svolta: ai miei non gliene frega una mazza di musei e menate varie!
Come dire: Vilnius sa corrompere anche persone per bene di 50 anni.
Perciò via a bere (poco, lo ammetto) e mangiare nelle osterie, a camminare come matti su e giù per la città!

Sono state due settimane bizzarre, in cui sono stata spettatrice di un piacevole mix di luoghi e persone.
E, inaspettatamente, non ho sofferto di malinconia dopo la loro partenza.
Certo, fa strano accompagnare all'aereoporto i propri genitori e la sorellina e non partire con loro.
Fa strano dire a un grande amico: "Ci vediamo tra 4 mesi".
Ma anche questo è parte dell'Erasmus, è una delle sfide che noi studenti all'estero affrontiamo ogni giorno.
Avete idea di cosa voglia dire stare lontani da casa per 6 mesi in un posto strafigo con gente carica a bere della birra e a far festa dalla mattina alla sera???
No, è una gag.
Abbiamo le nostre piccole sfide quotidiane, come affrontare momenti di spaventosa solitudine nonostante si sia circondati da persone, come doversi occupare in totale autonomia di ogni aspetto burocratico (e ce ne sono molti: dall'università, al dormitorio, alle banche...), come sopravvivere in camere o appartamenti senza riscaldamento, come dover parlare sempre e solo in inglese (questa sembra essere una sfida insormontabile per gli spagnoli specialmente), in generale, come imparare a prendersi cura di sè stessi nel migliore dei modi.
L'arrivo di persone a cui voglio bene è stato un modo per ricaricare le pile e per mostrare con orgoglio il posto in cui sono felice.

Auguro ad ogni studente Erasmus di avere la fortuna di essere raggiunto dagli amici e dalla famiglia, di sentirsi "a casa" con gente "da casa" ma in un contesto nuovo come una capitale estera.
Sekmes!

domenica 9 ottobre 2011

Soul Box

Address: Vilniaus g. 33 / Palangos g. 4

Questo locale funge da ristorante e lounge bar di giorno e da discoteca la sera.
E' impossibile da classificare, "eterogeneo" è il termine che più gli si addice: è frequentato da esponenti di ogni cavolo di cultura giovanile che si possa trovare a Vilnius (dal freakettone, il rastaman, la fighetta con la minigonna, il figlio di papà, l'erasmus che fa il tonico, il 30enne che si sente un ragazzino...) e offre serate sempre diverse.
Per fare un esempio: questa settimana ha proposto una jam funky il mercoledì, techno minimal il venerdì e hip-hop il sabato.
Grande pregio: a volte l'ingresso è gratuito.

Non è un locale enorme ma gli spazi sono ben distribuiti, il risultato è che chi vuole ballare è libero di farlo senza rompere le scatole a chi vuole bere e chiacchierare.
La pista ha una caratteristica forma a mezzaluna, con pouf per sedersi lungo il muro e lo spazio centrale per ballare. La stessa area funge da salotto quando non vi sono dj, munita ovviamente del necessario per accomodarsi e sorseggiare birra degnamente.
Il bar è scenografico ma non è tra i più economici: 7 litas per mezzo litro della birra più economica (e non c'è neanche una vasta scelta, è più un cocktail bar) e per altri drink si parte dalle 12 litas.
Vi si può anche mangiare ma i prezzi sono inversamente proporzionali alla quantità del cibo, e assicuro che i piatti non strabordano...

In definitiva, è uno dei luoghi dai quali si deve per forza transitare se si vuole vivere Vilnius adeguatamente.
Questo è il suo sito: www.soulbox.lt

lunedì 3 ottobre 2011

Play Baras

Il Play Club è un locale per gente tranquilla e freakettoni che hanno voglia di bere birra, giocare gratis a biliardino e ballare senza troppi problemi.
Si trova in Pamenkalnio gatve 17/3, sicchè a 200 metri da Gedimino Prospektas.

Ha tutte le buone qualità che ci si aspetta di trovare in un mini locale di 40 mq: costo della birra nella media (circa 7 litas), musica varia (reggae, anni '70, rock...) e gente generalmente cordiale.
Non è consigliato per chi detesta gente alternativa, con quei strani capelli che si fanno i giovani oggi, presente no? quelli a spuncioni che puzzano perchè non si lavano, e hanno i cani e spacciano droga.
Ok, la smetto di prendere per il culo i fighetti da Salento.
Anyway, il locale non è indicato per:
-claustrofobici
-fighetti
-razzisti.

Per il resto è uno dei posti migliori per espandere il proprio giro di conoscenze lituane: non ci sono quasi mai studenti erasmus ed è per questo che si attira l'attenzione quando si parla in inglese.
Ciò fa si che ci si ritrovi spesso circondati da persone curiose di sapere chi sei, da dove vieni e perchè diavolo ti trovi in Lituania.
Questa è una bella domanda, si prega di fornire anche una bella risposta.

Buon divertimento!!!

Il canto della foresta

Sono diventata una yes-girl.
Ciò significa che dico sempre sì alle proposte degli amici e non penso mai troppo prima di prendere un impegno…è sempre sì sì e sì!
Perciò è facile dedurre come io sia finita a passare il mio week end in una foresta a 40 km da Vilnius: è bastato che il mio amico E., abituato a questo genere di esperienze, lanciasse la proposta.
Non sono affatto abituata alla vita nei boschi, non so come si sopravvive senza elettricità e riscaldamento (ed eventualmente una macchina nella quale cercare riparo), non so le regole della Natura.
Tuttavia sono sopravvissuta.

Abbiamo raggiunto il posto nel pomeriggio di sabato, dopo aver fatto la spesa a Vilnius e preso un trenino: una radura affatto sperduta provvista (pure!) di giochi in legno per i bambini, casetta e cavallo nelle vicinanze.

Le attività del fine settimana sono state ludiche e bucoliche: montare le tende, passeggiare nel bosco, raccogliere funghi, intagliare il legno, fare della giocoleria con i flower sticks, accendere il fuoco e cucinare su di esso.
Cose semplici che però mi hanno dato tanto, e non è un modo di dire.

La riflessione principale che ho fatto a posteriori è stata che ogni azione, ogni attività si riempiva di significato senza che toccasse attribuirgliene uno.
Ogni cosa aveva il suo perché senza che occorresse ragionarci, o sragionarci, sopra.
Se mi fossi messa a intagliare del legno qui al Gile avrei avuto la sensazione di perdere il mio tempo in un’attività estremamente “weird”.
Invece i pensieri e le preoccupazioni non entrano nella foresta, non passa mai per la testa l’idea che si stia sprecando il proprio tempo e non se ne perde del prezioso nel pre-giudicare cosa si sta per fare.
Ovvio, sono stata una fake hippie che è “scappata” dalla città per soli due giorni.
Eppure ho sperimentato un’ampia gamma di sensazioni.

L’estrema felicità di sentirmi sufficiente per essere felice.
Ero felice perché ero felice, stop. Non perché ho raggiunto degli obiettivi, non perché ho dimostrato quanto valgo, non perché qualcuno mi ha fatto un complimento o una carineria.
Ero felice perché ero viva e sentivo di esserlo.
Non so spiegarmi meglio, me ne dispiace.

L’estrema angoscia. Ho sperimentato un forte senso di ansia.
La Natura, in una giornata di sole, rispecchia gli stati d’animo delle persone serene: l’erba brilla del suo verde magico, gli uccelli cantano nascosti tra i rami, il fiume scorre imperterrito, il fuoco scoppietta allegro.
Ma la notte, la Natura è tutt’altro. Buio e freddo circondano il falò, si è impotenti dinnanzi a tanta forza. Fare luce nel buio e fare caldo nel freddo è una guerra persa in partenza dall’uomo, quando è solo un uomo.
La legna era umida ed era difficile mantenere vispo il fuoco, la nebbia confondeva i contorni degli alberi e questi, scuri e ritti nella notte, erano minacciosi e tetri.
La mia personale lotta contro l’ansia, se così vogliamo chiamarla (era più un senso di impotenza misto a pensieri legati al pre-erasmus) è iniziata nel momento in cui mi sono allontanata dal falò e dal gruppo per espletare quel bisogno fisiologico volgarmente detto pipì.
Porca miseria mi è bastato camminare 30 metri per cambiare il mio punto di vista sulla situazione. Non eravamo più 5 allegri giovani coraggiosi che vanno nella foresta per divertirsi ma eravamo 5 finti-maturi troppo ottusi per accorgersi che la Natura è molto più forte di quanto si voglia chiedere.
Che ansia. Mi è occorso del tempo per riponderare la situazione, ricalibrare il mio sguardo sul mondo.

Non so se ciò che ho portato a casa da questa esperienza intensa durerà nel tempo, se mi ricorderò gli insegnamenti dei miei amici su come sopravvivere nel bosco, se ho davvero imparato qualcosa.
Ciò che al momento so è che mi sento di consigliare a tutti di sperimentare un piccolo periodo in mezzo alla natura, di lasciarsi alle spalle tutto ciò che è artificiale e umano per immergersi nel mondo naturale e originale.
Lasciare a casa il Sé sprovveduto per tirare fuori quello istintivo e combattivo.
Sėkmės.

domenica 25 settembre 2011

Tranquilo man!

Quando qualcuno mi chiederà, al mio ritorno in Italia, “qual è la cosa più strana che hai fatto lassù?”, probabilmente racconterò di questo pazzo week end di fine settembre. Incredibile è dire poco. Ho visto cose che voi umani…no, ok, sto scherzando. Ma è stato fuori dall’ordinario. Ora racconto.

Venerdì

Come ho già descritto nello scorso post, il giovedì sera è stato piuttosto movimentato, tra Gipsy King, pub alternativi, birra, biliardo eccetera.
Il venerdì è stato dieci volte più imprevedibile del giovedì.
La serata inizia a casa di amici, vodka a fiumi (per loro, io dalla sera del mio compleanno – che mi sono guardata bene dal raccontare qua- non bevo più vodka) e chiacchiere. Alla tarda ora delle due di notte ci decidiamo a uscire di casa, diretti a un techno party. Il luogo è assai vicino a dove ci trovavamo ma il tragitto è stato a dir poco esilarante, grazie all’amico M., ubriaco marcio ma euforico. Mi sembrava un Orso Yogi devastato dall’alcol, ma felice.
Il techno party si è tenuto nel sottotetto di un ospedale abbandonato di cinque o sei piani, in pieno centro città. Già questo è pazzesco. E’ come se in Via Indipendenza a Bologna un palazzo andasse in malora e il comune desse la possibilità ai giovani (no barboni, no senzatetto) di abitarci e di gestirselo in autonomia. Che figata!
Purtroppo alla festa eravamo in pochi e l’età media sarà stata la mia, perciò sbarbi ovunque.
Gente tranquilla che per essere lituana era socievole; anche se eravamo gli unici stranieri non ci hanno fatto storie (come può capitare in certe disco “per lituani” della città).
La serata è stato un continuo sballottamento tra la zona con la musica, le chiacchiere in qualche area del palazzo, aiutare l’amico ubriaco, conoscere nuova gente, have fun and relax.
Troppo bello. Sono tornata a casa alle 07.00, distrutta.

Sabato

Il sabato è stato un proseguimento del venerdì, in termini di feelings e divertimento.
Con il valore aggiunto di una sveglia all’una per andare a visitare il National Art Museum, le camminate infinite lungo il fiume e il digiuno fino a sera.
Insomma, ho aggiunto stanchezza alla stanchezza, ma ne è valsa in pieno la pena.
Ieri Vilnius ha festeggiato la festa pagana del fuoco con feste, fuochi d’artificio
e spettacoli. Ho avuto l’immensa fortuna di assistere ad uno di questi spettacoli, ed è stato da pelle d’oca (e non solo per il freddo porco che c'era).
Hanno acceso mille candele poste su una sponda del fiume a formare una scritta, alcuni ragazzi facevano giocoleria con il fuoco e, difficile da immaginare ma vero, alcune canoe trainavano sull’acqua delle costruzioni illuminate da ceri. Tutto questo poco dopo il tramonto.
E’ stato uno show impagabile, bellissimo.

Sul King Mindaugas bridge ho recuperato la mia amica C. e siamo andate in un appartamento in centro a cenare. Pizza! Preparata da italiane. La ciliegina sulla torta di una giornata bellissima.

Ma l’avventura non è ancora finita. Dopo cena sono uscita con l’intento di scovare un trance party che si doveva tenere da qualche parte nei pressi del fiume, ma ho fallito nell’impresa.
In compenso ho ribeccato un amico colombiano e conosciuto uno estone.
L’amica C. al seguito ci siamo mossi alla volta del Fluxus, l’ospedale abbandonato. E al suo interno sono riprese le chiacchiere, i racconti, lo scambio di esperienze. Il ragazzo colombiano, E., ha tante di quelle storie da condividere che ci si potrebbe scrivere un libro.
Abbiamo dormito in loco, chiaramente per terra. E’ stata una delle dormite migliori del mondo.
E. mi ha detto che ho dormito col sorriso.

Domenica

Un week end iniziato all’insegna del polleggio (in italiano: della serenità) non poteva che finire sulla sponda di un fiume, ad ascoltare il gorgoglio continuo dell’acqua e a mangiare panini farciti con ogni ben di dio.
Io e C., le due ragazze della situazione, siamo state trattate con i guanti di velluto per tutto il tempo e qui, detto sinceramente, è un po’ raro.
Si, i lituani sono cortesi e gentili, ma è spudoratamente visibile la concezione di alcuni della donna come oggetto. E’ proprio palese. Toccate di culo non richieste, atteggiamenti spavaldi. E dire che da italiana ci dovrei essere abituata.
Mi scuso per la divagazione, era per sottolineare che siamo state trattate da “persone” e non da “buchi”, rendo l’idea?
E. ha fatto da maître: la birra nel fiume a rinfrescarsi, il coltellino a tagliare pane, pomodori, cetrioli e wurstel...e il pranzo è pronto! Squisito.
Le chiacchiere le abbiamo fatte in francese, tocco di classe apprezzato dal mio cervello, che dopo un mese di inglese aveva bisogno di rilassarsi un poco.
Non ci è nemmeno mancato il sole, era lassù a splendere e a riscaldare le nostre membra contratte e stanche.

E’ stato un week end che, se dovessi definirlo in una parola, descriverei come:
estasi.
Un week end che, se dovessi definirlo in due parole, descriverei come:
da ricordare.
Un week end che, se dovessi definirlo in suono, descriverei come:
wooow.





PS: Estasi: “stato psichico di sospensione ed elevazione mistico della mente”- Wikipedia
PS: per saperne di più sulla festa pagana del fuoco visitare http://www.etno.lt/index.php/en/rudens-lygiadienis/324-rudens-lygiadienis-2011