Quando qualcuno mi chiederà, al mio ritorno in Italia, “qual è la cosa più strana che hai fatto lassù?”, probabilmente racconterò di questo pazzo week end di fine settembre. Incredibile è dire poco. Ho visto cose che voi umani…no, ok, sto scherzando. Ma è stato fuori dall’ordinario. Ora racconto.
Venerdì
Come ho già descritto nello scorso post, il giovedì sera è stato piuttosto movimentato, tra Gipsy King, pub alternativi, birra, biliardo eccetera.
Il venerdì è stato dieci volte più imprevedibile del giovedì.
La serata inizia a casa di amici, vodka a fiumi (per loro, io dalla sera del mio compleanno – che mi sono guardata bene dal raccontare qua- non bevo più vodka) e chiacchiere. Alla tarda ora delle due di notte ci decidiamo a uscire di casa, diretti a un techno party. Il luogo è assai vicino a dove ci trovavamo ma il tragitto è stato a dir poco esilarante, grazie all’amico M., ubriaco marcio ma euforico. Mi sembrava un Orso Yogi devastato dall’alcol, ma felice.
Il techno party si è tenuto nel sottotetto di un ospedale abbandonato di cinque o sei piani, in pieno centro città. Già questo è pazzesco. E’ come se in Via Indipendenza a Bologna un palazzo andasse in malora e il comune desse la possibilità ai giovani (no barboni, no senzatetto) di abitarci e di gestirselo in autonomia. Che figata!
Purtroppo alla festa eravamo in pochi e l’età media sarà stata la mia, perciò sbarbi ovunque.
Gente tranquilla che per essere lituana era socievole; anche se eravamo gli unici stranieri non ci hanno fatto storie (come può capitare in certe disco “per lituani” della città).
La serata è stato un continuo sballottamento tra la zona con la musica, le chiacchiere in qualche area del palazzo, aiutare l’amico ubriaco, conoscere nuova gente, have fun and relax.
Troppo bello. Sono tornata a casa alle 07.00, distrutta.
Sabato
Il sabato è stato un proseguimento del venerdì, in termini di feelings e divertimento.
Con il valore aggiunto di una sveglia all’una per andare a visitare il National Art Museum, le camminate infinite lungo il fiume e il digiuno fino a sera.
Insomma, ho aggiunto stanchezza alla stanchezza, ma ne è valsa in pieno la pena.
Ieri Vilnius ha festeggiato la festa pagana del fuoco con feste, fuochi d’artificio e spettacoli. Ho avuto l’immensa fortuna di assistere ad uno di questi spettacoli, ed è stato da pelle d’oca (e non solo per il freddo porco che c'era).
Hanno acceso mille candele poste su una sponda del fiume a formare una scritta, alcuni ragazzi facevano giocoleria con il fuoco e, difficile da immaginare ma vero, alcune canoe trainavano sull’acqua delle costruzioni illuminate da ceri. Tutto questo poco dopo il tramonto.
E’ stato uno show impagabile, bellissimo.
Sul King Mindaugas bridge ho recuperato la mia amica C. e siamo andate in un appartamento in centro a cenare. Pizza! Preparata da italiane. La ciliegina sulla torta di una giornata bellissima.
Ma l’avventura non è ancora finita. Dopo cena sono uscita con l’intento di scovare un trance party che si doveva tenere da qualche parte nei pressi del fiume, ma ho fallito nell’impresa.
In compenso ho ribeccato un amico colombiano e conosciuto uno estone.
L’amica C. al seguito ci siamo mossi alla volta del Fluxus, l’ospedale abbandonato. E al suo interno sono riprese le chiacchiere, i racconti, lo scambio di esperienze. Il ragazzo colombiano, E., ha tante di quelle storie da condividere che ci si potrebbe scrivere un libro.
Abbiamo dormito in loco, chiaramente per terra. E’ stata una delle dormite migliori del mondo.
E. mi ha detto che ho dormito col sorriso.
Domenica
Un week end iniziato all’insegna del polleggio (in italiano: della serenità) non poteva che finire sulla sponda di un fiume, ad ascoltare il gorgoglio continuo dell’acqua e a mangiare panini farciti con ogni ben di dio.
Io e C., le due ragazze della situazione, siamo state trattate con i guanti di velluto per tutto il tempo e qui, detto sinceramente, è un po’ raro.
Si, i lituani sono cortesi e gentili, ma è spudoratamente visibile la concezione di alcuni della donna come oggetto. E’ proprio palese. Toccate di culo non richieste, atteggiamenti spavaldi. E dire che da italiana ci dovrei essere abituata.
Mi scuso per la divagazione, era per sottolineare che siamo state trattate da “persone” e non da “buchi”, rendo l’idea?
E. ha fatto da maître: la birra nel fiume a rinfrescarsi, il coltellino a tagliare pane, pomodori, cetrioli e wurstel...e il pranzo è pronto! Squisito.
Le chiacchiere le abbiamo fatte in francese, tocco di classe apprezzato dal mio cervello, che dopo un mese di inglese aveva bisogno di rilassarsi un poco.
Non ci è nemmeno mancato il sole, era lassù a splendere e a riscaldare le nostre membra contratte e stanche.
E’ stato un week end che, se dovessi definirlo in una parola, descriverei come:
estasi.
Un week end che, se dovessi definirlo in due parole, descriverei come:
da ricordare.
Un week end che, se dovessi definirlo in suono, descriverei come:
wooow.
PS: Estasi: “stato psichico di sospensione ed elevazione mistico della mente”- Wikipedia
PS: per saperne di più sulla festa pagana del fuoco visitare http://www.etno.lt/index.php/en/rudens-lygiadienis/324-rudens-lygiadienis-2011
domenica 25 settembre 2011
sabato 24 settembre 2011
Un giovedì di ordinaria follia - parte II
Il primo passo verso il mondo underground vilniussino è stato compiuto in un locale (“Metro”, ma l’insegna recita tutt’altro, qualcosa di lungo in lingua locale.) sulla collina tra Tauro g. e Pamėnkalnio g. (g. sta per gatvė), all’interno di quello che dall’esterno sembra essere un palazzo governativo andato in malora.
I presupposti c’erano tutti: una balotta di scoppiati studenti Erasmus, un edificio in pseudo rovina e un locale semi-deserto con il karaoke metal.
E’ stata una delle uscite più divertenti da quando sono qui!
Birra economica (4.5 Lt per 0.3 litri di birra scura), biliardo, karaoke!, qualche metallaro socievole e alla mano, possibilità di fare tutto il bordello immaginabile. Ah, se ci fossero di ‘sti posti anche nella decrepita Bologna! Altro che il defunto “Transilvania” o l’indie-cool “Covo”…
Non ho idea di quanto tempo abbiamo trascorso lì, so solo che il gruppo si è lentamente decimato fino a quando, a tarda notte, siamo rimasti solo io e il tedesco S.
E adesso dove andiamo? Non c’è neanche bisogno di chiederlo, a 300 metri, scesi dalla collina verso Tauro g. c’è il “Play Club”, altro locale per alternativi e scoppiati in generale.
Abbiamo conosciuto nell’ordine i seguenti autoctoni: un ragazzo di Klaipeda che ci ha offerto della birra, sua sorella, un tizio che ha vissuto tre anni in Irlanda, un energumeno ubriaco che voleva picchiare S. perché straniero, un uomo vestito tutto bene con giacca e cravatta che ha telefonato ad una ragazza che ha studiato a Cagliari e mi ci ha fatto parlare.
Un centrifugato di soggetti misti. Avrei fatto volentieri a meno dell’energumeno razzista, il quale, molto educatamente, nel tentativo di tirare una manata a Sebastian ha colpito la sottoscritta sulla testa. Non era un pugno, né un cazzotto, ma un colpo del tutto sopportabile se non fosse che quando mi sono girata per vedere chi fosse il responsabile mi sono trovata di fronte un pelatone di un metro e novanta per 140 kili di grasso e muscoli.
La cosa sconcertante è che mi ha guardato con gli occhi di un agnellino, si è messo a pregare di scusarlo e mi ha stretto la testa in quello che doveva essere un abbraccio ma che in realtà era una morsa che avrebbe potuto mandarmi all’altro mondo, se lo avesse voluto.
Sì, è stato shockante. E bisogna farci un po’ l’abitudine e tenere gli occhi sempre aperti perché di individui del genere ce ne sono fin troppi. E non importa che siano alti e grossi, se sono ubriachi sono delle macchine da guerra.
Come il vecchio incazzato la sera della finale degli Eurobasket, ma questa è un’altra storia…
Sono le 19.50 di venerdì 23 settembre, è tempo di trarre le fila della lunga giornata di ieri e poi spegnere il computer e andare a fare vita sociale outside.
La morale del mio giovedì è la seguente:
c’è sempre qualcosa di meglio da fare che andare al Tarantino.
I presupposti c’erano tutti: una balotta di scoppiati studenti Erasmus, un edificio in pseudo rovina e un locale semi-deserto con il karaoke metal.
E’ stata una delle uscite più divertenti da quando sono qui!
Birra economica (4.5 Lt per 0.3 litri di birra scura), biliardo, karaoke!, qualche metallaro socievole e alla mano, possibilità di fare tutto il bordello immaginabile. Ah, se ci fossero di ‘sti posti anche nella decrepita Bologna! Altro che il defunto “Transilvania” o l’indie-cool “Covo”…
Non ho idea di quanto tempo abbiamo trascorso lì, so solo che il gruppo si è lentamente decimato fino a quando, a tarda notte, siamo rimasti solo io e il tedesco S.
E adesso dove andiamo? Non c’è neanche bisogno di chiederlo, a 300 metri, scesi dalla collina verso Tauro g. c’è il “Play Club”, altro locale per alternativi e scoppiati in generale.
Abbiamo conosciuto nell’ordine i seguenti autoctoni: un ragazzo di Klaipeda che ci ha offerto della birra, sua sorella, un tizio che ha vissuto tre anni in Irlanda, un energumeno ubriaco che voleva picchiare S. perché straniero, un uomo vestito tutto bene con giacca e cravatta che ha telefonato ad una ragazza che ha studiato a Cagliari e mi ci ha fatto parlare.
Un centrifugato di soggetti misti. Avrei fatto volentieri a meno dell’energumeno razzista, il quale, molto educatamente, nel tentativo di tirare una manata a Sebastian ha colpito la sottoscritta sulla testa. Non era un pugno, né un cazzotto, ma un colpo del tutto sopportabile se non fosse che quando mi sono girata per vedere chi fosse il responsabile mi sono trovata di fronte un pelatone di un metro e novanta per 140 kili di grasso e muscoli.
La cosa sconcertante è che mi ha guardato con gli occhi di un agnellino, si è messo a pregare di scusarlo e mi ha stretto la testa in quello che doveva essere un abbraccio ma che in realtà era una morsa che avrebbe potuto mandarmi all’altro mondo, se lo avesse voluto.
Sì, è stato shockante. E bisogna farci un po’ l’abitudine e tenere gli occhi sempre aperti perché di individui del genere ce ne sono fin troppi. E non importa che siano alti e grossi, se sono ubriachi sono delle macchine da guerra.
Come il vecchio incazzato la sera della finale degli Eurobasket, ma questa è un’altra storia…
Sono le 19.50 di venerdì 23 settembre, è tempo di trarre le fila della lunga giornata di ieri e poi spegnere il computer e andare a fare vita sociale outside.
La morale del mio giovedì è la seguente:
c’è sempre qualcosa di meglio da fare che andare al Tarantino.
venerdì 23 settembre 2011
Un giovedì di ordinaria follia - parte I
Grazie Bukowski per i tuoi sopravvalutati libri, per la tua brutta faccia e per i tuoi ossimori.
Rincaso alle ore 06.00 di venerdì mattina, sobria ("sbronzarsi": pratica diffusa tra individui e/o noiosi e/o con scarsa fantasia e/o annoiati-fine del momento moralista) e incredibilmente stanca.
Come spesso mi capita, esco a metà giornata e torno alla tana dopo 8-10-12 ore e ciò significa girovagare per la città con lo zaino stile boyscout, pesante e soprattutto ingombrante.
Ora manco a farlo apposta sono le 18.00, sono passate dodici ore dal mio rientro e mi appresto a raccontare il mio giovedì fuori dall'ordinario di ieri.
Mi sveglio, mi vesto, mi esco dal Gile per una volta non in ritardo e mi dirigo a passo sciallo verso l’Uni, per le lezioni di Abnormal Psychology e di Post-traumatic Society.
Dalle 13.00 fino alle 16.30 sono impegnata a rispettare il mio adorato ruolo di studentessa, poi, terminato il tutto, scioccamente, penso "torno a casa, mi faccio una doccia che ne ho bisogno, cerco dei vestiti carini per stasera e vado al Tarantino". NO!
Lo stravolgimento dei miei futili, quanto poco interessanti, piani inizia con quattro chiacchiere con Q., ragazzo francese che studia in Belgio: c’è una lezione pratica di meditazione alle 19.00.
Una lezione di meditazione all’università? Ma subito!
Anche se significa tornare a casa tardi, non importa, devo fare questa esperienza.
Come se non bastasse, scopro da A. che nella piazza di fronte al municipio suonano…i Gipsy King! Grasse risate, sguardi sconcertati e poi la decisione finale: si andrà al concerto dopo la meditazione! “Andrò al Tarantino senza passare da casa, anche se avrei urgenza di una doccia…”.
La mia giornata ha perciò preso rapidamente e inaspettatamente una piega simil-mistica e buffonesca.
La meditazione è stata relativamente interessante e il concerto è stato a dir poco curioso. La band che ha suonato prima dei GK è stata da me ampiamente apprezzata (sarà banale ma ascoltare “What a wonderful word”, guardarsi intorno e realizzare per l’ennesima volta di avercela fatta, sono a Vilnius!, non ha eguali) ma i GK…andiamo! Non ne potevo più!
E’ stata dura sostenere il binomio “shitty music”/“lituani-che-ai-concerti-non-ballano”.
A concludere il Grande Evento pure i fuochi d’artificio…l’amministrazione lituana col costo dei suddetti si è giocata il riscaldamento del Comune per il mese di Ottobre.
Dopo una bella chiacchierata in compagnia e una birra, rigorosamente scura, nel locale sotto il Centro di Arte Contemporanea abbiamo alzato le chiappe e dato alla nottata una drastica connotazione ROCK.
...to be continued
Rincaso alle ore 06.00 di venerdì mattina, sobria ("sbronzarsi": pratica diffusa tra individui e/o noiosi e/o con scarsa fantasia e/o annoiati-fine del momento moralista) e incredibilmente stanca.
Come spesso mi capita, esco a metà giornata e torno alla tana dopo 8-10-12 ore e ciò significa girovagare per la città con lo zaino stile boyscout, pesante e soprattutto ingombrante.
Ora manco a farlo apposta sono le 18.00, sono passate dodici ore dal mio rientro e mi appresto a raccontare il mio giovedì fuori dall'ordinario di ieri.
Mi sveglio, mi vesto, mi esco dal Gile per una volta non in ritardo e mi dirigo a passo sciallo verso l’Uni, per le lezioni di Abnormal Psychology e di Post-traumatic Society.
Dalle 13.00 fino alle 16.30 sono impegnata a rispettare il mio adorato ruolo di studentessa, poi, terminato il tutto, scioccamente, penso "torno a casa, mi faccio una doccia che ne ho bisogno, cerco dei vestiti carini per stasera e vado al Tarantino". NO!
Lo stravolgimento dei miei futili, quanto poco interessanti, piani inizia con quattro chiacchiere con Q., ragazzo francese che studia in Belgio: c’è una lezione pratica di meditazione alle 19.00.
Una lezione di meditazione all’università? Ma subito!
Anche se significa tornare a casa tardi, non importa, devo fare questa esperienza.
Come se non bastasse, scopro da A. che nella piazza di fronte al municipio suonano…i Gipsy King! Grasse risate, sguardi sconcertati e poi la decisione finale: si andrà al concerto dopo la meditazione! “Andrò al Tarantino senza passare da casa, anche se avrei urgenza di una doccia…”.
La mia giornata ha perciò preso rapidamente e inaspettatamente una piega simil-mistica e buffonesca.
La meditazione è stata relativamente interessante e il concerto è stato a dir poco curioso. La band che ha suonato prima dei GK è stata da me ampiamente apprezzata (sarà banale ma ascoltare “What a wonderful word”, guardarsi intorno e realizzare per l’ennesima volta di avercela fatta, sono a Vilnius!, non ha eguali) ma i GK…andiamo! Non ne potevo più!
E’ stata dura sostenere il binomio “shitty music”/“lituani-che-ai-concerti-non-ballano”.
A concludere il Grande Evento pure i fuochi d’artificio…l’amministrazione lituana col costo dei suddetti si è giocata il riscaldamento del Comune per il mese di Ottobre.
Dopo una bella chiacchierata in compagnia e una birra, rigorosamente scura, nel locale sotto il Centro di Arte Contemporanea abbiamo alzato le chiappe e dato alla nottata una drastica connotazione ROCK.
...to be continued
martedì 20 settembre 2011
Blue mood
Quello che adoro di me in queste situazioni, in mezzo a tanta gente, mille stimoli ecc ecc ecc è che mi adatto bene ai nuovi ritmi e riesco a farmi rapidamente una rete di amici.
Quello che odio di me in queste situazioni, è che non riesco a godermele appieno perchè timorosa della FINE.
Cazzo, sono 21 giorni che mi trovo qui e già penso a quanto soffrirò al momento del ritorno a casa.
Ho una fifa blu di affezionarmi alle persone per paura di soffrire nel dire loro "addio" tra 4 mesi.
Ogni tanto la notte perdo il sonno (o il senno?) rimuginando su quanto sarà faticoso salire sull'aereo di sola andata per Bergamo.
Detesto questo mio modo di guastarmi la vita, di farmi sopraffare dalle ruminazioni, di impedirmi di approfondire amicizie solo per la consapevolezza che hanno la data di scadenza ben impressa addosso.
La questione non è tanto scoprire la causa di questo mal de vivre temporaneo quanto invece trovare un dannato modo di smetterla.
Perciò la mia prossima tattica sarà aprire il mio orizzonte mentale ad una nuova idea di futuro, che non preveda date e deadline (l'inglese a volte è perfetto nel far suonare lugubri anche parole normali come "scadenza").
Una nuova idea di futuro, dicevo, non come un percorso da stabilire ma come un progetto in divenire.
Ciò, credo, mi aiuterà nel considerare la fine dell'Erasmus non come una ghigliottinata alla mia vita emotiva ma come un altro turning point esistenziale, così come lo è stato l'inizio di questa esperienza stessa.
Mi suona logico. O no?
Perciò, per trarre una conclusione, i next steps saranno:
1) non frenare alcun rapporto di amicizia
2) rilassarsi mentalmente
3) sorridere di più e mangiare di meno (che sto ingrassando).
Amen, sperando di andare in pace.
Quello che odio di me in queste situazioni, è che non riesco a godermele appieno perchè timorosa della FINE.
Cazzo, sono 21 giorni che mi trovo qui e già penso a quanto soffrirò al momento del ritorno a casa.
Ho una fifa blu di affezionarmi alle persone per paura di soffrire nel dire loro "addio" tra 4 mesi.
Ogni tanto la notte perdo il sonno (o il senno?) rimuginando su quanto sarà faticoso salire sull'aereo di sola andata per Bergamo.
Detesto questo mio modo di guastarmi la vita, di farmi sopraffare dalle ruminazioni, di impedirmi di approfondire amicizie solo per la consapevolezza che hanno la data di scadenza ben impressa addosso.
La questione non è tanto scoprire la causa di questo mal de vivre temporaneo quanto invece trovare un dannato modo di smetterla.
Perciò la mia prossima tattica sarà aprire il mio orizzonte mentale ad una nuova idea di futuro, che non preveda date e deadline (l'inglese a volte è perfetto nel far suonare lugubri anche parole normali come "scadenza").
Una nuova idea di futuro, dicevo, non come un percorso da stabilire ma come un progetto in divenire.
Ciò, credo, mi aiuterà nel considerare la fine dell'Erasmus non come una ghigliottinata alla mia vita emotiva ma come un altro turning point esistenziale, così come lo è stato l'inizio di questa esperienza stessa.
Mi suona logico. O no?
Perciò, per trarre una conclusione, i next steps saranno:
1) non frenare alcun rapporto di amicizia
2) rilassarsi mentalmente
3) sorridere di più e mangiare di meno (che sto ingrassando).
Amen, sperando di andare in pace.
giovedì 15 settembre 2011
Trakai
Non ho scritto niente per 3 giorni e ora ho i sensi di colpa.
E' che primo, sto diventando ancora più oziosa di quanto già non fossi, secondo, non mi piace più come butto giù i post, terzo, sono raramente in casa.
Perciò chiedo venia al mio amato "Dì d'un dì" (che sta per avere un figlio su Tumblr, piattaforma che userò per le foto) e riprendo l'attività scrivendo della splendida domenica a Trakai.
Trakai è la gita d'obbligo per ogni Erasmus, e direi anche per ogni turista che si rispetti. E' a soli 40 minuti di treno da Vilnius (sarebbe molto meno se il mezzo non fosse lento come una lumaca ubriaca), il biglietto è molto economico (6Lt intero, 3 o 2 ridotto, dipende da che carta si possiede) e il luogo è da togliere il fiato.
Il comune di Trakai si trova a 30 km a ovest dalla capitale ed appartiene alla Contea di Vilnius, ospita 37.000 abitanti sparsi nelle loro tenere casette per i prati.
E' la cittadina principale della Trakai Lakelands, un'area che comprende circa 200 laghi e 14 stagni.
Sono partita con altri 100 e più studenti senza avere nessuna idea del posto che ci avrebbe accolto per tutto il pomeriggio. Avevo idea del castello che lì si trova ma non avrei mai potuto immaginarmi un paesaggio così suggestivo.
Una fresca domenica di metà settembre e un sole vivace a farci compagnia. Non un nuvola in cielo, non il fastidioso vento. Solo caldo e sole.
Per raggiugere il castello, meta della gita, abbiamo camminato per qualche kilometro seguendo un percorso che corre lungo la sponda del lago, a pochi metri dall'acqua, dalle pepere e dai pesci.
Complice il sole, l'acqua brillava e rifletteva il paesaggio che la circonda, un paesaggio fatto di piante rigogliose di un verde brillante.
Il lago, di cui non si distingueva la fine, non solo è grande ma è anche straordinariamente pulito.
L'acqua è limpida e anche se il fondale è melmoso, come è normale che sia in un lago, questo non inquina la vista con strane alghe e simili.
Il castello, di per sé, non ha entusiasmato.
Certo, ne vale la pena anche solo per scoprire gli stili architettonici di quest'area di mondo.
Ma non ha incantato. Inoltre dà l'impressione di essere nuovo e costruito per un'attrazione di Gardaland!
Anyway, ecco alcuni cenni storici sul castello: è l'unico dell'Est Europa ad essere stato eretto su un'isola. La sua costruzione è iniziata verso la fine del XIV°sec. per conto, si assume, del Granduca Kęstutis. Il periodo di decadenza del castello è iniziato relativamente presto: il 27 ottobre 1430, dopo la morte del Granduca Vytautas.
La visita del castello è stata seguita dalla visita del ristorante.
Ovvio, siamo turisti, siamo giovani e siamo affamati.
La specialità del luogo sono panzerotti ripieni di carne, i Kibinine.
Nulla di speciale a dire il vero.
Prima che la giornata giungesse ad una conclusione c'è stato il momento della follia: bagno nel lago! E' stato grandioso! L'acqua non era affatto fredda, anzi, si stava proprio benissimo. Ah, che sensazione sguazzare in un lago lituano!Non che siano diversi dai nostri, ma come dire, è sempre un'emozione fare qualcosa qui per la prima volta.
Se il bagnetto nel lago è stato piacevole, il ritorno verso il treno lo è stato meno. Eravamo spaventosamente in ritardo! Ma ce l'abbiamo fatta...non senza prima scattare le ultime foto al panorama!
Caspita, era da togliere il fiato. Complice il tramonto l'acqua rifletteva il verde circostante perfettamente, senza alcuna distorsione. Un vero spettacolo.
E' che primo, sto diventando ancora più oziosa di quanto già non fossi, secondo, non mi piace più come butto giù i post, terzo, sono raramente in casa.
Perciò chiedo venia al mio amato "Dì d'un dì" (che sta per avere un figlio su Tumblr, piattaforma che userò per le foto) e riprendo l'attività scrivendo della splendida domenica a Trakai.
Trakai è la gita d'obbligo per ogni Erasmus, e direi anche per ogni turista che si rispetti. E' a soli 40 minuti di treno da Vilnius (sarebbe molto meno se il mezzo non fosse lento come una lumaca ubriaca), il biglietto è molto economico (6Lt intero, 3 o 2 ridotto, dipende da che carta si possiede) e il luogo è da togliere il fiato.
Il comune di Trakai si trova a 30 km a ovest dalla capitale ed appartiene alla Contea di Vilnius, ospita 37.000 abitanti sparsi nelle loro tenere casette per i prati.
E' la cittadina principale della Trakai Lakelands, un'area che comprende circa 200 laghi e 14 stagni.
Sono partita con altri 100 e più studenti senza avere nessuna idea del posto che ci avrebbe accolto per tutto il pomeriggio. Avevo idea del castello che lì si trova ma non avrei mai potuto immaginarmi un paesaggio così suggestivo.
Una fresca domenica di metà settembre e un sole vivace a farci compagnia. Non un nuvola in cielo, non il fastidioso vento. Solo caldo e sole.
Per raggiugere il castello, meta della gita, abbiamo camminato per qualche kilometro seguendo un percorso che corre lungo la sponda del lago, a pochi metri dall'acqua, dalle pepere e dai pesci.
Complice il sole, l'acqua brillava e rifletteva il paesaggio che la circonda, un paesaggio fatto di piante rigogliose di un verde brillante.
Il lago, di cui non si distingueva la fine, non solo è grande ma è anche straordinariamente pulito.
L'acqua è limpida e anche se il fondale è melmoso, come è normale che sia in un lago, questo non inquina la vista con strane alghe e simili.
Il castello, di per sé, non ha entusiasmato.
Certo, ne vale la pena anche solo per scoprire gli stili architettonici di quest'area di mondo.
Ma non ha incantato. Inoltre dà l'impressione di essere nuovo e costruito per un'attrazione di Gardaland!
Anyway, ecco alcuni cenni storici sul castello: è l'unico dell'Est Europa ad essere stato eretto su un'isola. La sua costruzione è iniziata verso la fine del XIV°sec. per conto, si assume, del Granduca Kęstutis. Il periodo di decadenza del castello è iniziato relativamente presto: il 27 ottobre 1430, dopo la morte del Granduca Vytautas.
La visita del castello è stata seguita dalla visita del ristorante.
Ovvio, siamo turisti, siamo giovani e siamo affamati.
La specialità del luogo sono panzerotti ripieni di carne, i Kibinine.
Nulla di speciale a dire il vero.
Prima che la giornata giungesse ad una conclusione c'è stato il momento della follia: bagno nel lago! E' stato grandioso! L'acqua non era affatto fredda, anzi, si stava proprio benissimo. Ah, che sensazione sguazzare in un lago lituano!Non che siano diversi dai nostri, ma come dire, è sempre un'emozione fare qualcosa qui per la prima volta.
Se il bagnetto nel lago è stato piacevole, il ritorno verso il treno lo è stato meno. Eravamo spaventosamente in ritardo! Ma ce l'abbiamo fatta...non senza prima scattare le ultime foto al panorama!
Caspita, era da togliere il fiato. Complice il tramonto l'acqua rifletteva il verde circostante perfettamente, senza alcuna distorsione. Un vero spettacolo.
lunedì 12 settembre 2011
Breve salto in Georgia
L'ultimo sabato sera è iniziato con la ferma convinzione che sarei andata a letto presto per riposare e godermi la gita del giorno dopo a Trakai.
Ovviamente, stile legge di Murphy, sono stata invitata a uscire da una ragazza georgiana che voleva sdebitarsi: l'avevo illuminata sull'esistenza del codice IBAN e indicato la retta via per fare un bonifico!
Non con molta voglia sono uscita e...ho vissuto una serata intensa, tra persone culturalemnte diverse, tra profumi e sapori inusuali.
Per le sensazioni che mi ha dato, mi ha ricordato i momenti trascorsi nella campagna thailandese, dove tutto mi sembrava nuovo e unico e meraviglioso.
E' stato come fare un salto in un micromondo georgiano, fatto di gente che mi ha accolto con sorprendente calore.
Per alcuni giorni una circoscritta area di Vilnius è stata civilmente occupata dai georgiani per offrire serate di canti, danze, cibo e vino tipici della loro terra.
Il fatto che fossi italiana mi ha aiutato a rompere il ghiaccio: le persone con cui ero adorano il Belpaese, e ho notato in loro una sorta di "rispetto" per la mia nazionalità.
Per me, che sono ignorante come una capra e non sapevo né dove fosse la Georgia né i colori della loro bandiera, è stata un'immersione piacevolissima nella loro cultura.
Sarà giusto un'impressione ma mi è parso di notare un tono di umiltà e fierezza nella loro voce, quando parlavano della loro patria, ed è stato un piacere stare ad ascoltare.
Ho addirittura imparato che non usano l'alfabeto latino ma ne hanno uno proprio; questo è "grazie" in georgiano: მადლობა.
Il cuoco loro connazionale mi ha invitato ad assistere alla preparazione dei loro spiedini (lo so, li abbiamo anche noi...) e ce ne ha offerti un paio con annessa salsa piccante al pomodoro: squisito!
Non paghi, mi hanno fatto assaggiare del vino rosso e regalato una sorta di salame dolce fatto con zucchero e succo d'uva.
L'aspetto di suddetto salame è orribile (non l'ho ancora assaggiato --') ma a quanto dicono è una specialità che merita di essere provata...
Come se tutto ciò non bastasse, abbiamo assistito ad uno spettacolo di danza georgiana: la Xanjluri. E' stato FAN-TAS-TI-CO.
Non trovo parole per descrivere quanto fossi meravigliata di scoprire che esista una danza del genere, impetuosa e armonica allo stesso tempo.
E il sorriso sul volto dei ballerini, mentre eseguivano le loro acrobazie, mi ha lasciato senza parole.
Per avere un'idea dello spettacolo al quale ho assistito cercare su YouTube il nome della danza (avrei voluto pubblicare qui un video ma per cause ignote non ci riesco).
Una serata a dir poco grandiosa, che mi ha fatto stare profondamente bene e che mi ha permesso di conoscere un poco della cultura di un Paese lontano.
"Madloba" alle mie amiche georgiane!
Ovviamente, stile legge di Murphy, sono stata invitata a uscire da una ragazza georgiana che voleva sdebitarsi: l'avevo illuminata sull'esistenza del codice IBAN e indicato la retta via per fare un bonifico!
Non con molta voglia sono uscita e...ho vissuto una serata intensa, tra persone culturalemnte diverse, tra profumi e sapori inusuali.
Per le sensazioni che mi ha dato, mi ha ricordato i momenti trascorsi nella campagna thailandese, dove tutto mi sembrava nuovo e unico e meraviglioso.
E' stato come fare un salto in un micromondo georgiano, fatto di gente che mi ha accolto con sorprendente calore.
Per alcuni giorni una circoscritta area di Vilnius è stata civilmente occupata dai georgiani per offrire serate di canti, danze, cibo e vino tipici della loro terra.
Il fatto che fossi italiana mi ha aiutato a rompere il ghiaccio: le persone con cui ero adorano il Belpaese, e ho notato in loro una sorta di "rispetto" per la mia nazionalità.
Per me, che sono ignorante come una capra e non sapevo né dove fosse la Georgia né i colori della loro bandiera, è stata un'immersione piacevolissima nella loro cultura.
Sarà giusto un'impressione ma mi è parso di notare un tono di umiltà e fierezza nella loro voce, quando parlavano della loro patria, ed è stato un piacere stare ad ascoltare.
Ho addirittura imparato che non usano l'alfabeto latino ma ne hanno uno proprio; questo è "grazie" in georgiano: მადლობა.
Il cuoco loro connazionale mi ha invitato ad assistere alla preparazione dei loro spiedini (lo so, li abbiamo anche noi...) e ce ne ha offerti un paio con annessa salsa piccante al pomodoro: squisito!
Non paghi, mi hanno fatto assaggiare del vino rosso e regalato una sorta di salame dolce fatto con zucchero e succo d'uva.
L'aspetto di suddetto salame è orribile (non l'ho ancora assaggiato --') ma a quanto dicono è una specialità che merita di essere provata...
Come se tutto ciò non bastasse, abbiamo assistito ad uno spettacolo di danza georgiana: la Xanjluri. E' stato FAN-TAS-TI-CO.
Non trovo parole per descrivere quanto fossi meravigliata di scoprire che esista una danza del genere, impetuosa e armonica allo stesso tempo.
E il sorriso sul volto dei ballerini, mentre eseguivano le loro acrobazie, mi ha lasciato senza parole.
Per avere un'idea dello spettacolo al quale ho assistito cercare su YouTube il nome della danza (avrei voluto pubblicare qui un video ma per cause ignote non ci riesco).
Una serata a dir poco grandiosa, che mi ha fatto stare profondamente bene e che mi ha permesso di conoscere un poco della cultura di un Paese lontano.
"Madloba" alle mie amiche georgiane!
sabato 10 settembre 2011
Salento
Il Salento è un locale che gode di una considerevole notorietà.
Non vi ho mai messo piede, e non conto di mettercelo a breve, ma so che è un discopub gestito da italiani nel pieno centro di Vilnius.
Non mi piace dare giudizi quando non provo di persona ma è bene far saper che:
1) nessun lituano ci mette piede (se non i mentor che accompagnano gli Erasmus e alcuni che vogliono rimorchiare lo/a "straniero/a");
2) o lo si ama o lo odia, non vi sono alternative possibili;
3) se si appartiene alla categoria "io detesto il Salento" la sola esitenza di un locale del genere, e il fatto che sia italiano, farà morire dalla vergogna.
Detto questo, copio di seguito una mail che è stata inviata da una certa Živilė B. dell'ESN di Vilnius a tutti gli studenti Erasmus.
"10 things to remember before going to Salento
1. PLEASE use condoms to prevent yourself in cases of HIV/AIDS and other sexually transmitted diseases;
2. Don`t use your bank cards, because you can be easily charged twice;
3. Do not trust every single easy going girls (mostly blondes with orange faces) if you don`t want to be robbed and fooled;
4. Be suspiceous while talking with italian guys who`s work in Salento oftenly is just to involve Erasmus students into dirty messy things;
5. Remember, that Salento is using Erasmus name illegaly so ESN is NEVER working and collaborating withe them;
6. Ask some lithuanian students to help you with taxi, because Salento is having a deal with few taxi companys wich are charging foreign students more than double of price;
7. Always ask Salento face-control workers for a discount, because they purposely increase the entrance price for erasmus students;
8. Don`t tell anybody in Salento your phone numbers, e-mail adresses and other erasmuses contacts;
9. Remember by heart a police and emergency number 112
10. Think twice before going to Salento without your mentor who could prevent you from all the troubles you are going to get there.
Love you,
ESN Vilnius university team"
Devo aggiungere altro?
Non vi ho mai messo piede, e non conto di mettercelo a breve, ma so che è un discopub gestito da italiani nel pieno centro di Vilnius.
Non mi piace dare giudizi quando non provo di persona ma è bene far saper che:
1) nessun lituano ci mette piede (se non i mentor che accompagnano gli Erasmus e alcuni che vogliono rimorchiare lo/a "straniero/a");
2) o lo si ama o lo odia, non vi sono alternative possibili;
3) se si appartiene alla categoria "io detesto il Salento" la sola esitenza di un locale del genere, e il fatto che sia italiano, farà morire dalla vergogna.
Detto questo, copio di seguito una mail che è stata inviata da una certa Živilė B. dell'ESN di Vilnius a tutti gli studenti Erasmus.
"10 things to remember before going to Salento
1. PLEASE use condoms to prevent yourself in cases of HIV/AIDS and other sexually transmitted diseases;
2. Don`t use your bank cards, because you can be easily charged twice;
3. Do not trust every single easy going girls (mostly blondes with orange faces) if you don`t want to be robbed and fooled;
4. Be suspiceous while talking with italian guys who`s work in Salento oftenly is just to involve Erasmus students into dirty messy things;
5. Remember, that Salento is using Erasmus name illegaly so ESN is NEVER working and collaborating withe them;
6. Ask some lithuanian students to help you with taxi, because Salento is having a deal with few taxi companys wich are charging foreign students more than double of price;
7. Always ask Salento face-control workers for a discount, because they purposely increase the entrance price for erasmus students;
8. Don`t tell anybody in Salento your phone numbers, e-mail adresses and other erasmuses contacts;
9. Remember by heart a police and emergency number 112
10. Think twice before going to Salento without your mentor who could prevent you from all the troubles you are going to get there.
Love you,
ESN Vilnius university team"
Devo aggiungere altro?
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