Questo non sarà il post dei bilanci. Non è ancora tempo.
Questo sarà il post delle considerazioni a una settimana dalla partenza. C’è una sottile differenza.
Nel mese di dicembre non ho scritto nulla, presa com’ero dagli esami (si, esami!) e dagli amici. Dopo ogni uscita negli ultimi 17 giorni avevo l’amaro in bocca, della serie: tutto sta per finire, rassegnati. Allo stesso tempo però mi complimento con me stessa per essere capace di lasciare la malinconia ai miei momenti sola con me stessa. Con il mio mal di vivere da fine Erasmus non contagio nessuno.
Per di più ho fatto e capito tante belle cose. (adoro le frasi banali ai limiti del possibile).
Innanzitutto sono stata all’opera a vedere il balletto. Era una domenica, nella notte una fievolissima neve era scesa e al mattino le strade erano minimamente candide. Sono uscita, i fiocchi erano più grandi di quel che credevo e per una mezz’ora ho proprio avuto la sensazione di vivere in un paese nordico. Poi tutto è finito, la neve è diventata fanghiglia pastosa e l’incantesimo s’è spezzato.
Nonostante io e i miei due compagni d’avventura avessimo i biglietti in piedi (si, in piedi, all’opera, per la bellezza di 8 Lt) è stata un’emozione vedere quegli allegri ballerini zampettare su e giù per il palco sulle musiche di Чайковский (ah ah ah, mò indovinate chi è!). Fossi stata bambina sarei tornata a casa piroettando e saltellando.
E’ stata una domenica da 10 e Lode.
Altra bella esperienza di queste due settimane dicembrine è stata scrivere il paper per Posttraumatic Society in 9 ore il giorno prima della consegna e del relativo esame dopo 3 misere ore di sonno e una presentazione all’Università (in realtà una boiata ma dire “presentazione all’Università” fa molto figo, quindi lo scrivo). Sono andata a letto all’una che ero stravolta, non so per quale motivo ho preso le pastiglie di valeriana consigliatemi dalla A. e…mi è salita una gran botta! E’ stato veramente bizzarro.
Le belle chiacchiere con l’amica C. e l’amico A. mi hanno fatto capire che si, forse non ci rivedremo presto, magari ci rivedremo solo un’altra volta nella vita e poi mai più, ma il ricordo di queste due persone rimarrà a lungo. Posso proprio dire di volergli bene.
Situazione sentimentale, update del 17/12: mi era passata, ora è tornata, domani passerà di nuovo.
Le feste qui sanno proprio come farle, a parte quelli del dorm del Vpu.
Piccola parentesi, stasera vado a una festa al dorm del Vpu.
Cari i miei adorati lettori, altro da aggiungere non ho, vi saluto e vi abbraccio e ci sentiamo al prossimo post.
sabato 17 dicembre 2011
mercoledì 30 novembre 2011
Malinconia 0.2
Il periodo malinconico iniziato qualche giorno fa non è ancora terminato.
Il fastidio che mi provoca è immane. Ed è per di più associato ad una seria difficoltà a riprendere un ritmo sonno-veglia normale.
Perciò ora sono quasi le sei del mattino. Una settimana fa avrei detto che era figo essere svegli a quest’ora (presupponendo una serata carica fuori con gli amici), ora mi sento come mia nonna che senza pastiglia non dorme.
Cosa mi manca
Luoghi.
Piazza Maggiore, la mia cucina, il mio letto, il mio divano, via Zamboni, la biblioteca al 36, via Indipendenza, le due 600 più fiche della storia e i loro proprietari, l’autostrada Borgo-Rioveggio, i binari all’est, piazza Santo Stefano, piazza San Francesco, il 19, la Montagnola, H&M, via Castiglione, la mia Fiestina, l’Iper per fare la spesa con la mamma e riempire il carrello di cagate, l’Appennino, i portici, gli appuntamenti sotto le chiappe del Nettuno.
Persone.
Le persone non sono il motivo per il quale vorrei tornare. Ma alcuni amici mi mancano: il Ta, la Boo, il Godo, la Muder, la Michi, i’ babbbo, la Sissi, Ivan e Lawrence eccetera eccetera.
Cose da fare.
Ecco, principalmente voglio tornare a casa per FARE.
Voglio studiare e passare gli esami (e perderei la sessione di gennaio se stessi qui).
Voglio scoprire il lato culturale di Bologna andando a teatro, alle mostre, visitare le gallerie e i musei.
Voglio cercare un lavoro. Voglio mangiare un gelato da Gianni.
Voglio cercare un’agenzia che mi faccia fare da stagista.
Voglio raccogliere informazioni. Voglio andare al Kaiten.
Voglio fare un corso per conoscere gente nuova.
Voglio fare shopping di libri da MelOutlet.
Voglio andare al Kinder, al kaiten, al Millennium, alla Grada…
Voglio cucinare per i miei amici.
Voglio dimostrare ai miei che non sono quella di prima. Anche se non è vero.
Voglio prendere un the alla Linea e fare un aperitivo con gli amici.
Voglio andare all’Ikea. Voglio fare un giro in bici nonostante sia inverno.
Voglio fare una sorpresa alla Muder.
Voglio accendere un camino a Castioni, fare le chiacchiere e provare a cucinare i cepelinai.
Voglio vedere le mie nonne.
Voglio beccare la Sara e ricordare com’era bello vivere a Vilnius…
Perché?
Non so dire se è una fortuna, se è ingenuità o solo fretta ma ho la sensazione di aver fatto tutto ciò che dovevo fare qui e di aver appreso ciò che dovevo apprendere. Mi sono messa alla prova, ho superato gli ostacoli, ho imparato qualcosa in più su di me, ho capito come voglio vivere. Ora voglio vedere se sono in grado di essere la stessa anche a Bologna.
Ho trovato il mio spazio a Vilnius con successo.
Sarei in grado di ottenerne uno anche giocando in casa?
Le prove che ho superato qui hanno attestato che si, sono in grado di vivere all’estero. Quantomeno per qualche mese.
Ma non è troppo facile accontentarsi di saper vivere in un ambiente vergine, che altro non vuole che di sedurre per poi non essere abbandonato?
Questa bella Vilnius, che tanto mi affascinava ora mi sembra sempre uguale.
Come nei rapporti di coppia, si sta insieme se c’è amore.
Io avevo per Vilnius solo una cotta passeggera.
Io amo Bologna. Io voglio Bologna.
E così come me ne ero andata con le palle piene e la voglia di viaggiare, ora vorrei tornare a riconquistare la mia città.
La colpa non è tua, mia cara Dotta, ma è mia che non mi sono mai sforzata di conoscerti a fondo. Sei una città preziosa e nascondi un tesoro tra le tue mura.
Pigrizia, procrastinazione, tedio.
Un giorno tornerà tutto ciò anche a Bologna, magari verso marzo.
Lo so che, seduta sul mio letto e guardando fuori dalla finestra, un giorno maledirò la scelta di tornare a casa prematuramente.
Devo o non devo anticipare il mio ritorno a inizio gennaio invece che alla fine?
(si lo so, tutta questa pantomima per una ventina di giorni di differenza…ma io sto male al pensiero di stare qui a gennaio!)
Il fastidio che mi provoca è immane. Ed è per di più associato ad una seria difficoltà a riprendere un ritmo sonno-veglia normale.
Perciò ora sono quasi le sei del mattino. Una settimana fa avrei detto che era figo essere svegli a quest’ora (presupponendo una serata carica fuori con gli amici), ora mi sento come mia nonna che senza pastiglia non dorme.
Cosa mi manca
Luoghi.
Piazza Maggiore, la mia cucina, il mio letto, il mio divano, via Zamboni, la biblioteca al 36, via Indipendenza, le due 600 più fiche della storia e i loro proprietari, l’autostrada Borgo-Rioveggio, i binari all’est, piazza Santo Stefano, piazza San Francesco, il 19, la Montagnola, H&M, via Castiglione, la mia Fiestina, l’Iper per fare la spesa con la mamma e riempire il carrello di cagate, l’Appennino, i portici, gli appuntamenti sotto le chiappe del Nettuno.
Persone.
Le persone non sono il motivo per il quale vorrei tornare. Ma alcuni amici mi mancano: il Ta, la Boo, il Godo, la Muder, la Michi, i’ babbbo, la Sissi, Ivan e Lawrence eccetera eccetera.
Cose da fare.
Ecco, principalmente voglio tornare a casa per FARE.
Voglio studiare e passare gli esami (e perderei la sessione di gennaio se stessi qui).
Voglio scoprire il lato culturale di Bologna andando a teatro, alle mostre, visitare le gallerie e i musei.
Voglio cercare un lavoro. Voglio mangiare un gelato da Gianni.
Voglio cercare un’agenzia che mi faccia fare da stagista.
Voglio raccogliere informazioni. Voglio andare al Kaiten.
Voglio fare un corso per conoscere gente nuova.
Voglio fare shopping di libri da MelOutlet.
Voglio andare al Kinder, al kaiten, al Millennium, alla Grada…
Voglio cucinare per i miei amici.
Voglio dimostrare ai miei che non sono quella di prima. Anche se non è vero.
Voglio prendere un the alla Linea e fare un aperitivo con gli amici.
Voglio andare all’Ikea. Voglio fare un giro in bici nonostante sia inverno.
Voglio fare una sorpresa alla Muder.
Voglio accendere un camino a Castioni, fare le chiacchiere e provare a cucinare i cepelinai.
Voglio vedere le mie nonne.
Voglio beccare la Sara e ricordare com’era bello vivere a Vilnius…
Perché?
Non so dire se è una fortuna, se è ingenuità o solo fretta ma ho la sensazione di aver fatto tutto ciò che dovevo fare qui e di aver appreso ciò che dovevo apprendere. Mi sono messa alla prova, ho superato gli ostacoli, ho imparato qualcosa in più su di me, ho capito come voglio vivere. Ora voglio vedere se sono in grado di essere la stessa anche a Bologna.
Ho trovato il mio spazio a Vilnius con successo.
Sarei in grado di ottenerne uno anche giocando in casa?
Le prove che ho superato qui hanno attestato che si, sono in grado di vivere all’estero. Quantomeno per qualche mese.
Ma non è troppo facile accontentarsi di saper vivere in un ambiente vergine, che altro non vuole che di sedurre per poi non essere abbandonato?
Questa bella Vilnius, che tanto mi affascinava ora mi sembra sempre uguale.
Come nei rapporti di coppia, si sta insieme se c’è amore.
Io avevo per Vilnius solo una cotta passeggera.
Io amo Bologna. Io voglio Bologna.
E così come me ne ero andata con le palle piene e la voglia di viaggiare, ora vorrei tornare a riconquistare la mia città.
La colpa non è tua, mia cara Dotta, ma è mia che non mi sono mai sforzata di conoscerti a fondo. Sei una città preziosa e nascondi un tesoro tra le tue mura.
Pigrizia, procrastinazione, tedio.
Un giorno tornerà tutto ciò anche a Bologna, magari verso marzo.
Lo so che, seduta sul mio letto e guardando fuori dalla finestra, un giorno maledirò la scelta di tornare a casa prematuramente.
Devo o non devo anticipare il mio ritorno a inizio gennaio invece che alla fine?
(si lo so, tutta questa pantomima per una ventina di giorni di differenza…ma io sto male al pensiero di stare qui a gennaio!)
lunedì 28 novembre 2011
Bizzarrie comportamentali
Succede che ho finalmente ammesso a me stessa il difetto che mia madre mi riconosce da sempre, cioè da quando ho 14 anni: mi stanco troppo in fretta.
Per carità, ancora non sono stufa di Vilnius è solo...si, è solo che mentalmente sono proiettata nel nuovo anno. E l'idea che il nuovo anno non coincida con il ritorno a casa mi fa venire i brividi come quando noto un peccato di asimmetria in un oggetto.
Horror et fastidium!
Però ormai il dado è tratto, ho prenotato già il volo di ritorno in terra lituana in tempo per il capodanno e poi ho gli esami da dare...ecco: non tornerò in Italia troppo dopo la metà di gennaio. Ho le mie cose da sbrigare, mi sono presa il mio tempo per ragionare e riflettere, ora è tempo di agire.
Spero che i restanti due mesi qui mi facciano ponderare ancora meglio le mie scelte.
Più passa il tempo più mi rendo conto che si, sto studiando e mi metto in gioco ma ormai il periodo di adattamento è terminato e io sono qui a fare la mantenuta, a bere birra e a non concludere poi un granchè. Per di più sento la lontananza da casa non tanto per un fattore di nostalgia ma proprio perchè ho voglia di fare qualcosa. Qui bevo e cazzeggio...e basta! E mi sento in colpa, dovrei sfruttare meglio il mio tempo.
Tanto per cambiare, come da una settimana a questa parte, sono le otto del mattino e io devo ancora andare a letto. Peccato che ho lezione all'una.
Temo che oggi sarà una lunghissima giornata...
Per carità, ancora non sono stufa di Vilnius è solo...si, è solo che mentalmente sono proiettata nel nuovo anno. E l'idea che il nuovo anno non coincida con il ritorno a casa mi fa venire i brividi come quando noto un peccato di asimmetria in un oggetto.
Horror et fastidium!
Però ormai il dado è tratto, ho prenotato già il volo di ritorno in terra lituana in tempo per il capodanno e poi ho gli esami da dare...ecco: non tornerò in Italia troppo dopo la metà di gennaio. Ho le mie cose da sbrigare, mi sono presa il mio tempo per ragionare e riflettere, ora è tempo di agire.
Spero che i restanti due mesi qui mi facciano ponderare ancora meglio le mie scelte.
Più passa il tempo più mi rendo conto che si, sto studiando e mi metto in gioco ma ormai il periodo di adattamento è terminato e io sono qui a fare la mantenuta, a bere birra e a non concludere poi un granchè. Per di più sento la lontananza da casa non tanto per un fattore di nostalgia ma proprio perchè ho voglia di fare qualcosa. Qui bevo e cazzeggio...e basta! E mi sento in colpa, dovrei sfruttare meglio il mio tempo.
Tanto per cambiare, come da una settimana a questa parte, sono le otto del mattino e io devo ancora andare a letto. Peccato che ho lezione all'una.
Temo che oggi sarà una lunghissima giornata...
venerdì 25 novembre 2011
Open letter to a friend
Mio caro amico,
ti scrivo nella mia lingua, che tu non conosci, perchè non muoio dalla voglia di dimostrarti che hai incommensurabilmente torto su un paio di cose.
Potrei anche provarci, a spiegarti, ma tu, come molte persone che si sentono intelligenti, hai più voglia di cercare conferme che hai ragione, che di mettere in dubbio la tua opinione. Sicchè ti scrivo su di un blog di cui ignori l'esistenza e in una lingua che non comprendi.
Il tuo caso è esemplare perchè, nonostante io non conosca le ragioni delle tue convinzioni, esse portano inconfutabilmente a un unico risultato: non vivere.
Può darsi, lo ammetto, che il tuo atteggiamento sia razionalmente corretto (rifugge parecchie obiezioni, dal punto di vista logico) ma non regge il confronto con una argomentazione di tipo sentimentale.
Mio caro amico,
tu hai detto che questo periodo di vita all'estero, essendo temporaneo, non giustifica un abbandono emotivo da parte di coloro i quali ne sono i protagonisti: noi. Perdonami l'arroganza con la quale avanzo la mia confutazione, ma trovo che sciocchezza più grande tu non la potessi proferire.
E' vero, siamo amici temporanei, siamo anzi solo conoscenti che per puro caso condividono per qualche mese un ambiente, qualche persona e certe attività.
Il punto è che, per quanto ci si possa sforzare di concepire la situazione da un punto di vista meramente logico, c'è molto di più qui che un semplice ambiente, semplici persone e semplici attività.
Quel qualcosa in più siamo noi, siamo noi che mettiamo in gioco noi stessi ogni giorno, cercando di guardare avanti e al contempo tentando di ignorare la data di scadenza che si profila all'orizzonte.
Non "lasciarsi andare" (espressione che odio) è inconcepibile, per una come me che è venuta qui appunto per VIVERE, per riscoprire che l'esistenza è molto più che semplice routine.
E' vero, tu puoi dire "a me la routine piace" oppure "io apprezzo lo stile di vita che conduco a casa". Molto bene. Allora perchè diamine hai deciso di venire qui?
Per quale dannato motivo una persona dovrebbe decire di andarsene da casa propria per poi vivere in mezzo a persone alle quali non si vuole legare perchè sa che tutto sta per finire?
Tu hai detto: "serve molto più tempo per diventare amici".
Non è vero. Tutto sta nell'intensità del rapporto, nella cura che si dedica a coltivarlo, nelle vicendevoli attenzioni, nelle parole che ci si scambia, nella comprensione che si tenta di avere l'uno dell'altro.
Può non durare per sempre.
Ma è ciò sufficiente per decretare che non ne vale la pena?
Mio caro amico,
voglio essere la nota stonata della tua perfetta sinfonia di noncuranza.
E voglio essere la macchia di colore del tuo progetto in bianco e nero.
Puoi pensarla come vuoi, ma non potevo starmene zitta, a modo mio dovevo reagire, anche se vigliaccamente su questo blog.
Non troverò mai il coraggio di tradurre questo mio scritto in inglese, e men che meno sarò mai in grado di dirti tutto ciò a voce (per una pura questione di carenza lessicale). Ma quanto vorrei che tu rispondessi alle mie domande!
Io vorrei tanto sapere cosa ti frulla nella testa, le ragioni delle tue convinzioni.
E' inutile terminare augurandoti un felice proseguimento di avventura.
Spero che il tuo ritorno a casa sia felice come te lo aspetti.
Valentina
ti scrivo nella mia lingua, che tu non conosci, perchè non muoio dalla voglia di dimostrarti che hai incommensurabilmente torto su un paio di cose.
Potrei anche provarci, a spiegarti, ma tu, come molte persone che si sentono intelligenti, hai più voglia di cercare conferme che hai ragione, che di mettere in dubbio la tua opinione. Sicchè ti scrivo su di un blog di cui ignori l'esistenza e in una lingua che non comprendi.
Il tuo caso è esemplare perchè, nonostante io non conosca le ragioni delle tue convinzioni, esse portano inconfutabilmente a un unico risultato: non vivere.
Può darsi, lo ammetto, che il tuo atteggiamento sia razionalmente corretto (rifugge parecchie obiezioni, dal punto di vista logico) ma non regge il confronto con una argomentazione di tipo sentimentale.
Mio caro amico,
tu hai detto che questo periodo di vita all'estero, essendo temporaneo, non giustifica un abbandono emotivo da parte di coloro i quali ne sono i protagonisti: noi. Perdonami l'arroganza con la quale avanzo la mia confutazione, ma trovo che sciocchezza più grande tu non la potessi proferire.
E' vero, siamo amici temporanei, siamo anzi solo conoscenti che per puro caso condividono per qualche mese un ambiente, qualche persona e certe attività.
Il punto è che, per quanto ci si possa sforzare di concepire la situazione da un punto di vista meramente logico, c'è molto di più qui che un semplice ambiente, semplici persone e semplici attività.
Quel qualcosa in più siamo noi, siamo noi che mettiamo in gioco noi stessi ogni giorno, cercando di guardare avanti e al contempo tentando di ignorare la data di scadenza che si profila all'orizzonte.
Non "lasciarsi andare" (espressione che odio) è inconcepibile, per una come me che è venuta qui appunto per VIVERE, per riscoprire che l'esistenza è molto più che semplice routine.
E' vero, tu puoi dire "a me la routine piace" oppure "io apprezzo lo stile di vita che conduco a casa". Molto bene. Allora perchè diamine hai deciso di venire qui?
Per quale dannato motivo una persona dovrebbe decire di andarsene da casa propria per poi vivere in mezzo a persone alle quali non si vuole legare perchè sa che tutto sta per finire?
Tu hai detto: "serve molto più tempo per diventare amici".
Non è vero. Tutto sta nell'intensità del rapporto, nella cura che si dedica a coltivarlo, nelle vicendevoli attenzioni, nelle parole che ci si scambia, nella comprensione che si tenta di avere l'uno dell'altro.
Può non durare per sempre.
Ma è ciò sufficiente per decretare che non ne vale la pena?
Mio caro amico,
voglio essere la nota stonata della tua perfetta sinfonia di noncuranza.
E voglio essere la macchia di colore del tuo progetto in bianco e nero.
Puoi pensarla come vuoi, ma non potevo starmene zitta, a modo mio dovevo reagire, anche se vigliaccamente su questo blog.
Non troverò mai il coraggio di tradurre questo mio scritto in inglese, e men che meno sarò mai in grado di dirti tutto ciò a voce (per una pura questione di carenza lessicale). Ma quanto vorrei che tu rispondessi alle mie domande!
Io vorrei tanto sapere cosa ti frulla nella testa, le ragioni delle tue convinzioni.
E' inutile terminare augurandoti un felice proseguimento di avventura.
Spero che il tuo ritorno a casa sia felice come te lo aspetti.
Valentina
sabato 19 novembre 2011
Money money money
Mr. Yorke si interroga atleticamente urlando dalle mie casse How do you? ma io non mi scompongo. Anche perché avrei un paio di persone alle quali porre la stessa domanda e non sono sicura di voler perdere tempo ascoltando la risposta.
L’introduzione non c’entra assolutamente nulla col topic del post.
Money money money. Quanto costa la vita a Vilnius? Cosa è bene comprare qui e cosa in Italia? Questi e molti altri interrogativi troveranno una non scientifica risposta nelle prossime righe.
Ammetto che prima di vivere qui credevo con convinzione che sarei riuscita a campare con 450€ al mese ovvero 1553 Litas, alloggio compreso.
Io vivo all’ ex Gile Hotel ora Corner Hotel (la questione dell’hotel intimorisce ma in realtà è un dormitorio privato pieno di studenti), in una doppia che abito da sola per metà della settimana dato che la mia roommate è lituana e torna sempre al suo villaggio d’origine.
Dalle 1553 Lt presupposte ne devo detrarre 700 (camera più spese di riscaldamento e acqua del bagno in camera). Ne rimangono 853, che divisi per i 31 giorni del mese fanno circa 27 Lt al giorno da spendere in cibo, birra e spese all’occorrenza.
E’ difficile vivere con 27 Lt in tasca, soprattutto se si ama la birra.
Lo studente Erasmus che si appresta a vivere qui deve sapere che il primo mese sarà una botta al portafoglio pazzesca, causa tutti gli acquisti necessari che vanno fatti: padelle e posate, saponi, quaderni e materiale del bravo studente, casse per la musica…
Sembrano cazzate ma le piccole cose alle quali non ricordiamo di essere abituati e che non possiamo portare in valigia vanno acquistate ex novo qui.
Poi, col tempo che passa, ci si impone uno stile di vita poco spendaccione e ci si ritrova a fare i tirchi per qualche litas in più per un acquisto oggettivamente utile e a spendere banconote su banconote in birra.
Le mie professoresse di italiano a scuola mi hanno sempre ripetuto che l’elenco non è una risorsa letteraria utile se non per fare la spesa.
Che s’inculino un cipresso dunque! (cit. Caparezza), io ora faccio due elenchi coi fiocchi.
Cose che esistono per reificare il concetto di proporzionalità inversa tra qualità e prezzo. Ovvero cose da non comprare qui:
-Scarpe. A prescindere dal fatto che la moda calzaturificia qui si è fermata a 15 anni fa , non solo i modelli sono di una bellezza discutibile ma, se sono di qualità, costano come in Italia.
Eccezioni: gli scarponi da uomo (molto utili per me…): se ne trovano di bei modelli anche a 40€ (che è poco per il tipo di scarpa); le scarpe di tela stile All Star: al mercato ne ho viste anche a 10 Lt.
-Giacche di piumino. Se ne trovano a iosa, anche se quelle femminili sono tutte uguali e fanno molto stile “zarina anni ‘90”. I prezzi, per un piumino di qualità, sono gli stessi che in Italia, dai 100 euro in su.
-Tecnologia. Computer, mp3 et similia non sono il massimo qui. A detta di due amici ingegneri italiani che lavoravano qui la qualità è superata e i prezzi sono oltremodo elevati. Qui non è il paradiso dei nerd.
Cose che ti troverai a comprare a kili/litri solo perché costano poco:
-Birra. Detta Alus in lingua lituana, è il bene di prima necessità di ogni studente che si rispetti. Al supermercato ne vendono anche da 3 Lt al litro, nei locali il prezzo per una 0.5 parte dalle 5 Lt (vedi Pogo Baras in Vilniaus Gatve). Generalmente comunque la si trova per 6 o 7 Lt.
-Cibo al Maxima. Una pagnottona di pane viene 1.79 Lt, il latte è sulle 2.90 Lt, un succo di frutta parte dalle 4 Lt, mezzo chilo di pasta Barilla è sulle 3 e qualcosa Lt, i pomodori sono circa sulle 5 Lt al kg, una bistecca è sulle 5 Lt.
-Caffè. Ho notato che molti studenti italiani hanno sviluppato negli anni una forte dipendeza da caffè. Bene, qui vi disintossicherete.
Il caffè, come è facile immaginare, qui non viene concepito come espresso ma come bicchierone stile Starbucks. In compenso costa molto meno. Ci sono molte catene (Coffee Inn, Vero Cafè...) che offrono non solo litri di nera bevanda ma anche comodi spazi in cui perdere pomeriggi in chiacchiere seduti su pantagrueliche poltrone. Adovvo!
Il prezzo per l’espresso è sulle 3 Lt mentre per il bicchierone è sulle 6.
-Kebab. Ha sostituito la piadina nei cuori degli Italiani, l’invasione del doner ha ucciso finora migliaia di stomaci. Qui vi è pure uno strampalato kebabbaro 24/24h molto vicino al Play Baras. Il prezzo per un didelis kebabas (ovvero grande, e quando dico grande più che altro intendo lungo. Diciamo 25 cm di panino.) parte dalle 8 Lt. In Gedimino Prospektas c’è pure un posto che li fa a 5 Lt…
-Vestiti usati. Qui è pieno di negozi di vestiti di seconda mano. E la qualità è ottima. Il più celebre è Humana. Si, esattamente quello dell’associazione no-profit. Il ricavato dei negozi viene speso per la raccolta dei vestiti negli altri paesi del mondo.
Per altre questioni, chiedete e vi sarà risposto!
L’introduzione non c’entra assolutamente nulla col topic del post.
Money money money. Quanto costa la vita a Vilnius? Cosa è bene comprare qui e cosa in Italia? Questi e molti altri interrogativi troveranno una non scientifica risposta nelle prossime righe.
Ammetto che prima di vivere qui credevo con convinzione che sarei riuscita a campare con 450€ al mese ovvero 1553 Litas, alloggio compreso.
Io vivo all’ ex Gile Hotel ora Corner Hotel (la questione dell’hotel intimorisce ma in realtà è un dormitorio privato pieno di studenti), in una doppia che abito da sola per metà della settimana dato che la mia roommate è lituana e torna sempre al suo villaggio d’origine.
Dalle 1553 Lt presupposte ne devo detrarre 700 (camera più spese di riscaldamento e acqua del bagno in camera). Ne rimangono 853, che divisi per i 31 giorni del mese fanno circa 27 Lt al giorno da spendere in cibo, birra e spese all’occorrenza.
E’ difficile vivere con 27 Lt in tasca, soprattutto se si ama la birra.
Lo studente Erasmus che si appresta a vivere qui deve sapere che il primo mese sarà una botta al portafoglio pazzesca, causa tutti gli acquisti necessari che vanno fatti: padelle e posate, saponi, quaderni e materiale del bravo studente, casse per la musica…
Sembrano cazzate ma le piccole cose alle quali non ricordiamo di essere abituati e che non possiamo portare in valigia vanno acquistate ex novo qui.
Poi, col tempo che passa, ci si impone uno stile di vita poco spendaccione e ci si ritrova a fare i tirchi per qualche litas in più per un acquisto oggettivamente utile e a spendere banconote su banconote in birra.
Le mie professoresse di italiano a scuola mi hanno sempre ripetuto che l’elenco non è una risorsa letteraria utile se non per fare la spesa.
Che s’inculino un cipresso dunque! (cit. Caparezza), io ora faccio due elenchi coi fiocchi.
Cose che esistono per reificare il concetto di proporzionalità inversa tra qualità e prezzo. Ovvero cose da non comprare qui:
-Scarpe. A prescindere dal fatto che la moda calzaturificia qui si è fermata a 15 anni fa , non solo i modelli sono di una bellezza discutibile ma, se sono di qualità, costano come in Italia.
Eccezioni: gli scarponi da uomo (molto utili per me…): se ne trovano di bei modelli anche a 40€ (che è poco per il tipo di scarpa); le scarpe di tela stile All Star: al mercato ne ho viste anche a 10 Lt.
-Giacche di piumino. Se ne trovano a iosa, anche se quelle femminili sono tutte uguali e fanno molto stile “zarina anni ‘90”. I prezzi, per un piumino di qualità, sono gli stessi che in Italia, dai 100 euro in su.
-Tecnologia. Computer, mp3 et similia non sono il massimo qui. A detta di due amici ingegneri italiani che lavoravano qui la qualità è superata e i prezzi sono oltremodo elevati. Qui non è il paradiso dei nerd.
Cose che ti troverai a comprare a kili/litri solo perché costano poco:
-Birra. Detta Alus in lingua lituana, è il bene di prima necessità di ogni studente che si rispetti. Al supermercato ne vendono anche da 3 Lt al litro, nei locali il prezzo per una 0.5 parte dalle 5 Lt (vedi Pogo Baras in Vilniaus Gatve). Generalmente comunque la si trova per 6 o 7 Lt.
-Cibo al Maxima. Una pagnottona di pane viene 1.79 Lt, il latte è sulle 2.90 Lt, un succo di frutta parte dalle 4 Lt, mezzo chilo di pasta Barilla è sulle 3 e qualcosa Lt, i pomodori sono circa sulle 5 Lt al kg, una bistecca è sulle 5 Lt.
-Caffè. Ho notato che molti studenti italiani hanno sviluppato negli anni una forte dipendeza da caffè. Bene, qui vi disintossicherete.
Il caffè, come è facile immaginare, qui non viene concepito come espresso ma come bicchierone stile Starbucks. In compenso costa molto meno. Ci sono molte catene (Coffee Inn, Vero Cafè...) che offrono non solo litri di nera bevanda ma anche comodi spazi in cui perdere pomeriggi in chiacchiere seduti su pantagrueliche poltrone. Adovvo!
Il prezzo per l’espresso è sulle 3 Lt mentre per il bicchierone è sulle 6.
-Kebab. Ha sostituito la piadina nei cuori degli Italiani, l’invasione del doner ha ucciso finora migliaia di stomaci. Qui vi è pure uno strampalato kebabbaro 24/24h molto vicino al Play Baras. Il prezzo per un didelis kebabas (ovvero grande, e quando dico grande più che altro intendo lungo. Diciamo 25 cm di panino.) parte dalle 8 Lt. In Gedimino Prospektas c’è pure un posto che li fa a 5 Lt…
-Vestiti usati. Qui è pieno di negozi di vestiti di seconda mano. E la qualità è ottima. Il più celebre è Humana. Si, esattamente quello dell’associazione no-profit. Il ricavato dei negozi viene speso per la raccolta dei vestiti negli altri paesi del mondo.
Per altre questioni, chiedete e vi sarà risposto!
giovedì 17 novembre 2011
Tallinn
Bisogna andare a Tallinn almeno una volta nella vita.
E' tutto ciò che ho da dire.
E' tutto ciò che ho da dire.
Varsavia
L'esperienza polacca è nata da una nottata di puro scazzo davanti al pc.
Presente quei momenti in cui nulla capita intorno a te ma tutto dentro di te è in subbuglio e vorresti rannichiarti fino a premere le ginocchia sul petto sperando che per un improvviso miracolo tu possa diventare un uovo e non avere più problemi? Si, lo so, non hai presente. Ma io si. Ed è come mi sentivo quella sera.
Perciò ho deciso di andarmene da Vilnius e visitare una città nei dintorni, ne ho trovata una a 500 km che si chiama Varsavia.
Ho viaggiato in pullman per la misera cifra di 6 euro a/r e dopo 9 ore sono giunta nella big city polacca: orcaboia quanto è gigantesca!
E' inutile fare confronti con Vilnius, sono due universi a parte, ed è forse per il grande contrasto tra le due capitali che il mio arrivo è stato a dir poco sorprendente.
Purtroppo Varsavia non ha alcun fascino.
E' una grigia metropoli i cui grattacieli grigi si fondono con un cielo perennemente di cemento, non vi è modo per gli occhi di provare alcun minimo di gioia.
Certo, ha i suoi scorci caratteristici ma probabilmente non vale la pena di spenderci più di un giorno. So sorry Warsaw!
Nonostante tutto ricordo con piacere l'esperienza perchè è stata la prima volta che sono stata ospitata tramite CouchSurfing.
La mia host Patrycja è la versione vivente di un ossimoro: naive, determinata, egoista e sbadata. Anche intelligente e interessante, ma purtroppo è spesso prevalsa la sensazione che non gliene potesse fregare di meno della mia presenza in casa sua. E la cosa ha avuto i suoi aspetti positivi, non lo nego.
Il suo flatmate Konrad è stato molto più accogliente e premuroso nei miei confronti, è nata fin da subito una bella intesa che ha reso piacevole la mia permanenza in casa loro.
La grande botta di fortuna è stata conoscere un sacco di gente polacca in occasione della festa di compleanno di Patrycja.
Dato che ero l'unica straniera, come dire, attiravo l'attenzione e nonostante sia stata per buona parte della serata uno pseudofenomeno da baraccone da osservare e tempestare di domande, sono stata meravigliosamente a mio agio.
E' banale da dire ma ritrovarsi circondati da persone che non conosci e che sai che non rivedrai mai più aggiunge un pizzico di magia ai momenti insieme.
La consapevolezza di vivere un attimo irripetibile vela le chiacchiere di malinconia ma le esalta con la logica del carpe diem.
L'ultimo giorno, lasciato il piccolo appartamento di Pat, ho incontrato un'altra ragazza conosciuta tramite CouchSurfing e ho vissuto tutt'altro genere di esperienza. Monika non è una trottola impazzita ma una ragazza beneducata e generosa che ama viaggiare e fare l'autostop. Le chiacchiere con lei sono state rilassanti ed hanno rappresentato un toccasana dopo il baillamme delle sere prima.
Abbiamo girato qualche locale e bevuto ettolitri di birra, as usual, ma non ricordo alcun nome di locale da poter consigliare. Sono una pessima recensitrice.
Posso però dire che se proprio si vuole visitare Varsavia un ottimo posto dove alloggiare è l'ostello Tamka, economico e vicino al centro.
Da fuori sembra un piccolo ecomostro sovietico, l'interno invece è confortevole.
Non tornerò più a visitare Varsavia per il solo gusto di farlo, la città purtroppo mi ha lasciato con l'amaro in bocca. E Vilnius mi è mancata tanto.
Malgrado ciò sono orgogliosa di me stessa per essere partita, aver gestito degnamente la convivenza con persone sconosciute e per aver goduto di una città nonostante la sua mediocrità.
Presente quei momenti in cui nulla capita intorno a te ma tutto dentro di te è in subbuglio e vorresti rannichiarti fino a premere le ginocchia sul petto sperando che per un improvviso miracolo tu possa diventare un uovo e non avere più problemi? Si, lo so, non hai presente. Ma io si. Ed è come mi sentivo quella sera.
Perciò ho deciso di andarmene da Vilnius e visitare una città nei dintorni, ne ho trovata una a 500 km che si chiama Varsavia.
Ho viaggiato in pullman per la misera cifra di 6 euro a/r e dopo 9 ore sono giunta nella big city polacca: orcaboia quanto è gigantesca!
E' inutile fare confronti con Vilnius, sono due universi a parte, ed è forse per il grande contrasto tra le due capitali che il mio arrivo è stato a dir poco sorprendente.
Purtroppo Varsavia non ha alcun fascino.
E' una grigia metropoli i cui grattacieli grigi si fondono con un cielo perennemente di cemento, non vi è modo per gli occhi di provare alcun minimo di gioia.
Certo, ha i suoi scorci caratteristici ma probabilmente non vale la pena di spenderci più di un giorno. So sorry Warsaw!
Nonostante tutto ricordo con piacere l'esperienza perchè è stata la prima volta che sono stata ospitata tramite CouchSurfing.
La mia host Patrycja è la versione vivente di un ossimoro: naive, determinata, egoista e sbadata. Anche intelligente e interessante, ma purtroppo è spesso prevalsa la sensazione che non gliene potesse fregare di meno della mia presenza in casa sua. E la cosa ha avuto i suoi aspetti positivi, non lo nego.
Il suo flatmate Konrad è stato molto più accogliente e premuroso nei miei confronti, è nata fin da subito una bella intesa che ha reso piacevole la mia permanenza in casa loro.
La grande botta di fortuna è stata conoscere un sacco di gente polacca in occasione della festa di compleanno di Patrycja.
Dato che ero l'unica straniera, come dire, attiravo l'attenzione e nonostante sia stata per buona parte della serata uno pseudofenomeno da baraccone da osservare e tempestare di domande, sono stata meravigliosamente a mio agio.
E' banale da dire ma ritrovarsi circondati da persone che non conosci e che sai che non rivedrai mai più aggiunge un pizzico di magia ai momenti insieme.
La consapevolezza di vivere un attimo irripetibile vela le chiacchiere di malinconia ma le esalta con la logica del carpe diem.
L'ultimo giorno, lasciato il piccolo appartamento di Pat, ho incontrato un'altra ragazza conosciuta tramite CouchSurfing e ho vissuto tutt'altro genere di esperienza. Monika non è una trottola impazzita ma una ragazza beneducata e generosa che ama viaggiare e fare l'autostop. Le chiacchiere con lei sono state rilassanti ed hanno rappresentato un toccasana dopo il baillamme delle sere prima.
Abbiamo girato qualche locale e bevuto ettolitri di birra, as usual, ma non ricordo alcun nome di locale da poter consigliare. Sono una pessima recensitrice.
Posso però dire che se proprio si vuole visitare Varsavia un ottimo posto dove alloggiare è l'ostello Tamka, economico e vicino al centro.
Da fuori sembra un piccolo ecomostro sovietico, l'interno invece è confortevole.
Non tornerò più a visitare Varsavia per il solo gusto di farlo, la città purtroppo mi ha lasciato con l'amaro in bocca. E Vilnius mi è mancata tanto.
Malgrado ciò sono orgogliosa di me stessa per essere partita, aver gestito degnamente la convivenza con persone sconosciute e per aver goduto di una città nonostante la sua mediocrità.
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